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Mostar è il centro urbano principale della regione dell'Erzegovina, giace sulle due sponde del fiume Neretva, nel mezzo di una vallata sovrastata dalle vicine Prenj e Velez.

Luogo di incontro tra due mondi, Oriente ed Occidente, fu resa famosa per il suo "Ponte vecchio", simbolo della convivenza delle diverse culture.

Nel maggio del 1993 le forze croate della parte occidentale della città cominciarono ad assediare il quartiere musulmano a est del fiume Neretva: l'assedio durò 10 mesi, i croati espulsero con la forza migliaia di musulmani e ne massacrarono diverse centinaia, distruggendo contemporaneamente tutte le moschee della città risalenti al XVI e XVII secolo.

Nel novembre del 1993 il famoso Ponte Turco di Mostar, che dal 1566 passava 20 m sopra le acque verdi della Neretva, venne distrutto dall´artiglieria croata. Una distruzione priva di interessi strategico-militari ma che aveva in sè una fortissima valenza simbolica.

Oltre allo Stari Most furono deliberatamente distrutti, nella parte vecchia della città, diversi edifici di alto valore storico. Un reportage di distruzione a cui si devono aggiungere 5.000 alloggi del centro cittadino distrutti, industrie e infrastrutture devastate, serbatoi, pozzi, stazioni di pompaggio e linee elettriche distrutte o sabotate nonchè ospedali e scuole.

Durante il conflitto è stata devastata anche gran parte dei terreni coltivabili ed è andato distrutto o gravemente danneggiato quel che restava del modesto apparato industriale ereditato dalla Iugoslavia. Nel 1993, a un anno dalla proclamazione dell’indipendenza e dall’inizio del conflitto civile, l’economia nazionale era praticamente paralizzata e gran parte della popolazione sopravviveva solo grazie agli esigui aiuti internazionali che riuscivano a raggiungere le città assediate.

L’opera di ricostruzione intrapresa dalla fine della guerra stenta a decollare per il contrasto ancora vivo tra le tre comunità, che si riflette drammaticamente all’interno delle istituzioni comuni federali. La città è stata divisa etnicamente in due parti (Croata e Musulmana) separata da una "linea di demarcazione".

Profonde restano peraltro le disparità tra l’entità croato-musulmana e quella serba: nel periodo successivo alla guerra, mentre a Sarajevo e in altri centri della Federazione croato-musulmana l’economia aveva dato qualche segnale di ripresa, la Repubblica serba, tagliata fuori dal flusso degli aiuti, registrava una crescita economica pressoché nulla e un’inflazione del 100%.

Il paese ha tuttora una struttura istituzionale non ben definita ed estesi sono i poteri assegnati alle organizzazioni internazionali.
Vivere in questo Paese significa anche saper convivere con le mine, rinunciare a passeggiare nei prati, ad andare nei boschi. Per i bambini vuol dire privarsi di un bel gioco, per gli adulti rimpiangere l'infanzia.

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