Sidebar

  twitter   instagram

Vangelo
Lc 20,27-38
Dio non è dei morti, ma dei viventi.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Parola del Signore.

 
Omelia
Commento di don Fabio Rosini
 
 

Sulle orme dei Missionari della Consolata

Il 2019 è un anno speciale per i Missionari della Consolata: sono i 100 anni dalla prima missione di evangelizzazione in Tanzania. La spedizione partì per l’Africa il 25 gennaio 1919 ed era composta da quattro missionari: G. Ciravegna, D. Vignoli, G. Panelatti e il mio prozio Padre Giacomo Cavallo. Per questo importante evento io, Alessandro Cavallo e mio papà, Bruno Cavallo, siamo stati invitati a presenziare la cerimonia che si è svolta a Tosamaganga, nella regione di Iringa, il 14 ottobre.

Il nostro viaggio alla scoperta dei luoghi in cui ha operato il nostro prozio (il Padre era il fratello del nonno di mio papà) è cominciato prima ancora di salire sull’aereo per la Tanzania: domenica 6 ottobre, io, mio papà e Padre Daniel Lorunguya, missionario keniano della Consolata di Torino, ci siamo recati a Prunetto, in provincia di Cuneo. Prunetto è il paese natio di Giacomo Cavallo e in occasione del centenario della sua prima missione tutto il paese si è radunato per celebrare la messa, intitolare a lui una piazza e una targa nel cimitero.

Nella settimana successiva, io, mio papà, Padre Daniel  e il video reporter Alessandro Capato abbiamo preso l’aereo diretto in Tanzania. Dopo un lungo viaggio siamo atterrati la mattina presto del giorno successivo a Dar Es Salaam. L’accoglienza è stata delle migliori: il missionario della Consolata Padre Francis Obadia ci è venuto a prendere all’aeroporto con la jeep e ci ha accolto nella sua parrocchia situata a Kigamboni, dove abbiamo avuto modo di riposarci e rifocillarci. Obadia sarà poi la nostra guida preziosa durante tutto il soggiorno.

Tra venerdì pomeriggio e la giornata di sabato, abbiamo visitato la parrocchia di Padre Dastan Mshobolozi, la missione delle suore della Consolata a Mbagala e, con nostra grande meraviglia, ci siamo immersi nelle acque dell’Oceano Indiano. La visita alla missione delle suore ci ha subito fatto capire quanto l’operato di questi missionari sia prezioso e fondamentale per gli abitanti del luogo: grazie al loro operato, i Tanzaniani, senza distinzione di credo, possono recarsi al dispensario della missione per ricevere diverse tipologie di visite, cure e medicine. Una scena di grande tenerezza nel reparto di maternità ci ha commosso: una mamma che aveva partorito nella notte stava allattando il figlio, per nulla infastidita dalla nostra presenza. La purezza del momento ha fatto ricordare a noi Occidentali che in quella nudità, che per nulla lede il senso del pudore, si racchiude il senso più profondo della vita umana: la perpetuazione della progenie che dopo la procreazione passa attraverso la cura del genitore verso il figlio indifeso. 

Il viaggio è poi ripreso nella giornata di domenica alla volta di Tosamaganga, dove Padre Cavallo ha cominciato la sua opera missionaria dopo esservi giunto nel marzo del 1919. Dopo 12 ore di viaggio in macchina, estenuante ma al tempo stesso incredibile poiché ci ha permesso di vedere luoghi e paesaggi meravigliosi, siamo giunti alla casa regionale dei missionari della Consolata, sita nella parte alta della città di Iringa.

Lunedì mattina finalmente arriviamo a Tosamaganga, dove di lì a poco sarebbe stata celebrata la messa in onore dei quattro pionieri dell’evangelizzazione. La celebrazione è stata una festa meravigliosa, piena di canti e di balli, a cui hanno partecipato migliaia di preti, uomini, donne e bambini provenienti da tutte le parti della Tanzania e del Kenya. Erano presenti, tra gli altri, il Padre Generale dei missionari della consolata, Padre Stefano Camerlengo, il Nunzio Apostolico e il ministro della Giustizia della Tanzania. La commozione è stata forte e più volte le lacrime erano sul punto di solcare il mio viso. Io e papà siamo stati presentati alla fine della celebrazione quali discendenti diretti di Padre Giacomo Cavallo: un immenso onore visto che eravamo gli unici pronipoti presenti. L’accoglienza è stata delle più calorose e amorevoli, tanto che dopo la messa Padre Silvanus Stock ha intonato alcuni canti in italiano per noi suscitando in noi gioia e grande ilarità.

Dopo pranzo abbiamo avuto modo di visitare la chiesa in cui il mio prozio ha celebrato le prime messe e lì siamo stati intervistati per un servizio che andrà in onda su Tele Padre Pio. Quei luoghi sono la testimonianza di quanto sia stato fatto in questi cento anni per la popolazione locale, a partire da Padre Giacomo Cavallo che si era ritrovato in posto selvaggio senza molti strumenti in mano. Lui proveniva da una famiglia di cacciatori e uno dei suoi compiti era anche quello di proteggere: armato di un fucile da caccia Mauser teneva a bada le bestie feroci e aiutava nell’approvvigionamento di cibo. Se ripenso al coraggio, alla forza d’animo e alla fede di cui il mio prozio era pieno, non mi sento solo immensamente onorato, ma anche investito di una grande responsabilità, che mi spinge ad ergerlo quale esempio di zelo, impegno profuso e dedizione da seguire con ardore. Mio papà segue il suo esempio ormai da parecchi anni grazie all’immenso impegno che profonde per aiutare i più poveri: più di 20 anni fa ha fondato l’associazione Maria Madre della Provvidenza, che oggi, grazie alle sue 9 sedi diffuse nel Nord Italia, aiuta tantissime persone, anche all’estero. Io, invece, in qualità di ricercatore nel campo dell’attività fisica rivolta ai malati di cancro presso il Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università degli Studi di Verona, spero di diventare un pioniere nel mio campo, come lo era stato il mio prozio cento anni fa, al fine di aiutare le persone che soffrono. A lui e a Dio chiedo la forza per proseguire incessantemente nel mio operato di ricerca.

Nei giorni seguenti abbiamo avuto modo di visitare altre missioni in cui aveva operato il prozio e questo lungo viaggio in mezzo alla savana, compiuto attraversando luoghi inesplorati dai turisti e lontani dalla confusione, ci ha permesso di immergerci appieno nel mondo tanzaniano. Dico e sottolineo tanzaniano e non africano per non incorrere nell’errore che fanno tutti quelli che hanno visitato uno solo dei 54 Paesi del continente quando dicono: “L’Africa è … gli Africani sono …”. No. Io vi sto raccontando della Tanzania, non dell’Africa che è un continente immenso e dalle mille sfaccettature. Con gli occhi perennemente incollati al finestrino del fuoristrada, davanti a me scorrevano immense distese popolate da gnu, zebre, impala e giraffe, tanto per citare gli animali più tipici. Manti erbosi che fungevano da tappeto per bassi arbusti e qualche albero si alternavano a fitte foreste o distese di terra più aride da cui si innalzavano i maestosi e immensi baobab. Baobab è l’unica parola che si pronuncia e si scrive allo stesso modo in Kiswahili, Inglese e Italiano, tre lingue di tre popolazioni che tra le altre abitano o hanno abitato queste terre. 

Una sera, giunti dalla famiglia Maasai di Padre Obadia, ho avuto modo di conversare in inglese con un ragazzo mio coetaneo, 26 anni, e la sorella più grande. Il dialogo con un ragazzo che ha scelto la vita da pastore e la sorella che ha studiato sei anni negli Stati Uniti, mi ha permesso cogliere nuove sfumature della vita umana sulla terra e mi ha posto di fronte due scelte di vita diametralmente opposte: gli studi nel Paese più capitalista e moderno al mondo con la vita agreste dei campi, che per centinaia di migliaia di anni ha caratterizzato la vita dell’uomo sulla terra. 

Nessun giudizio e nessun confronto: entrambi pienamente soddisfatti. La ragazza, però, mi ha colpito nel profondo con alcune sue parole che sono rimaste impresse nella mente e nel cuore. La prima affermazione che mi ha colpito è stata quando mi ha raccontato che in America le sono mancati il senso di comunità e appartenenza tipici del suo popolo, ma ancora di più mi ha lasciato interdetto quando mi ha chiesto “Perché voi Occidentali siete sempre arrabbiati se avete tutti questi comfort?”. La mia risposta è stata semplicemente: “Non lo so”. Non potevo risponderle perché da una parte non siamo tutti così e dall’altra, però, è vero che tante persone, io in primis a volte, non si rendono conto di quanto hanno in confronto, ad esempio, a questo popolo che vive ancora tanto delle forme più primitive di agricoltura e pastorizia. È stato bellissimo assistere all’aratura dei campi con il vomero di metallo trascinato dalle mucche. Le sensazioni alla vista dei villaggi di capanne fatte con fango o mattoni e in generale di tante scene bucoliche come quelle sopracitate, mi hanno riportato alla mente i paesaggi tanto cari a Virgilio, che più di altri autori latini amava la semplice vita dei campi e la descriveva minuziosamente nelle sue opere.

Un altro aspetto della natura africana, qua posso dirlo, che mi ha affascinato è stata la spiegazione della guida del breve safari che abbiamo fatto l’ultimo giorno prima di partire. La guida ci ha spiegato che spesso zebre, impala e gnu si spostano assieme perché ciascun animale mette al servizio del branco una sua caratteristica peculiare utile a difendersi dai leoni: la zebra vede più lontano, l’impala ha il senso dell’olfatto più sviluppato e lo gnu l’udito più fine. Tale unione permette agli animali di aiutarsi a vicenda nell’avvistamento dei feroci predatori per poter scappare in tempo. Quante volte la natura ci insegna l’importanza della cooperazione!

Sono tornato a casa imparando che si può essere felici e con il sorriso anche se si vive in una capanna e si pascola il bestiame. Ho vissuto un’accoglienza degna di un’autorità da parte di persone che non avevano molto e che pure hanno voluto condividerlo. Ho visto i bambini ridere mentre si rincorrevano nel fango e giocavano con tappi di bottiglia. Non potevo giudicare quel popolo e quella cultura con gli occhi e la mente di un Europeo, dovevo solo osservare in silenzio e imparare che si può vivere in maniera diversa. Credo che il significato dell’importanza tra culture e popoli diversi sia questo: condividere modi di vivere e di pensare diversi per migliorarsi a vicenda.

Il viaggio si è concluso davanti ad una buona pizza in un ristorante di Torino e con la bellissima riflessione di padre Daniel: se torniamo dall’Africa cambiati, rinnovati e con un’attenzione diversa verso le persone, il consumo di cibo, acqua e risorse energetiche, dobbiamo mostrare il cambiamento con il nostro esempio, senza additare i comportamenti errati altrui. Siamo andati in Africa per imparare, non per insegnare,  e se siamo tornati cambiati, il nostro compito è di essere testimoni silenziosi del cambiamento attraverso il nostro comportamento e non giudicando gli altri solo perché si comportano diversamente.

Voglio concludere lasciando un messaggio ai giovani della mia età e non solo, perché oggi viviamo in un periodo di incertezze politiche, economiche e anche climatiche. Il mio messaggio è frutto della mia esperienza, seppur limitata, accumulata nei vari viaggi che ho fatto tra Canada, Bosnia e adesso Tanzania; anche in Italia ho avuto modo di girare un po’ per i miei studi. Il mio vuole essere un messaggio di incoraggiamento e di apertura verso il prossimo che è tanto umano quanto noi.

Indipendentemente dal fatto che crediate in Dio o no, mettete sempre il massimo impegno in quello che fate, cercate una strada che vi entusiasmi talmente tanto da trascinare chi vi è accanto, non arrendetevi di fronte alle difficoltà, consci che successi e sconfitte si alterneranno sempre. Scambiatevi idee e opinioni con i vostri coetanei, ma se potete, fatelo di persona guardandovi negli occhi, ridendo, piangendo, abbracciandovi, insultandovi, amandovi, arrabbiandovi, sognando! Usate la ragione e la logica quando servono, ma di tanto in tanto abbandonatevi alle emozioni più pure e forti che sgorgano dal vostro cuore come l’acqua più limpida che scaturisce dalla madre terra. Sfruttate tutti gli strumenti che il progresso ci mette a disposizione senza dimenticare che noi siamo parte della natura in cui viviamo. Sono queste le peculiarità più belle della nostra umana essenza, gli intrecci tra ragione ed emozione, e fede per chi crede. Andate avanti per la strada intrapresa consci che non sarà diritta e asfaltata, ma se avete l’entusiasmo e la voglia, e per chi crede in Dio la fede, saprete resistere alle buche che incontrerete. Andate avanti per la vostra strada giorno dopo giorno, ma senza fretta e iniziate ogni mattina ripetendo la frase incisa sulla cella di Sant’Antonio Abate “oggi ricomincio”, perché per quanti progetti abbiate immaginato già realizzati nel vostro futuro, ogni mattina dovrete ricominciare, ma con l’esperienza del giorno prima.

Alessandro Cavallo.

 

Vangelo

Lc 19,1-10

Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
Parola del Signore

Omelia
Commento di don Fabio Rosini
 
 

Vangelo
Lc 18,9-14

Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Parola del Signore
 
Omelia
Commento di don Fabio Rosini
 
 
 
 
 
 

Riparte il progetto “Percorsi”.

Fino al 18 novembre tutti gli studente di 4° o 5° anno delle superiori, con un ISEE pari o inferiore a € 15.000 e residenti a Torino e provincia, potranno compilare la domanda online.

Con “Percorsi” si possono ottenere fino a 8.000 Euro a fondo perduto per le spese connesse agli studi e alle attività formative e culturali: dalle tasse scolastiche e universitarie all’acquisto di libri, dagli abbonamenti per il trasporto alle mense scolastiche, dall’acquisto di un tablet a quello di un PC. Gli importi a fondo perduto sono legati ai risparmi fatti nel corso del progetto, la cui durata massima è di sei anni. La cifra accantonata ogni mese con regolarità (anche solo 5 Euro al mese) sarà raddoppiata o quadruplicata a seconda che si frequenti una scuola secondarie o l’università.

maggiori info su: Percorsi

 

Vangelo
Lc 18,1-8

Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Parola del Signore
 
Omelia
Commento di don Fabio Rosini
 
 
 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 17,11-19


Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.

 

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. 

Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. 
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. 
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Parola del Signore

Commento di don Fabio Rosini

 

 

 

Appuntamenti

Dom Nov 24 @09:00
INCONTRO DI PREGHIERA sede di Buronzo
Appuntamenti Ammp
Gio Nov 28 @15:00
CENACOLO DI PREGHIERA 4° DOMENICA DEL MESE
Appuntamenti Ammp
Gio Dic 05 @18:30
"Finanza, sostenibilità e solidarietà"
Appuntamenti Ammp
Sab Dic 07 @09:00
QUARTO INCONTRO FORMATIVO DIVINA VOLONTÀ
Appuntamenti Ammp
Dom Dic 08 @09:30
Incontro annuale dei volontari AMMP
Appuntamenti Ammp

AGENDA APPUNTAMENTI

RICHIESTE D'AIUTO

#ILDONOXME

fotogallery
LEGGI IL COMMENTO AL VANGELO DI QUESTA DOMENICA

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Ti invieremo ogni mese gli aggiornamenti sulle nostre attività e i nostri appuntamenti