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Vangelo

Gv 1,29-34

Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore

Omelia
Commento di don Fabio Rosini
 
 

 

“Il Dolce di San Giovanni” non nasce soltanto da un’idea brillante e dal connubio vincente di ingredienti ricercati: nasce soprattutto dallo stupore e ricorda un pò l’euforia gioiosa che spinse gli apostoli a gridare con urgenza di aver trovato il sepolcro vuoto.

Di fronte a gioie così grandi la prima reazione è sempre un desiderio impaziente che spinge a volerle condividere affinché si moltiplichino e possano far del bene a molti.
Quando si sperimenta sulla propria pelle che rinascere è possibile, sorge spontaneo voler trasmettere questo messaggio di speranza autentica ai più, specie ai fratelli che ne hanno maggiormente bisogno.

A tutti noi, con tempi ed intensità diverse, è richiesto di rinascere: abbiamo bisogno di sentire la possibilità di ripartire quando ci accorgiamo di aver commesso errori, ma anche di curare ferite che abbiamo subito e che non ci permettono di vivere davvero.

Gli Altri poi, ci chiedono di non essere definiti da etichette sterili, ma di poter ricevere uno sguardo fiducioso su un potenziale che, se pur latente, rappresenta un’autentica occasione di speranza e quindi di cambiamento. 

Tuttavia per alcuni la rinascita non sembra essere una soluzione possibile.
Il Messaggio di Vita Nuova e di apertura all’amore di Dio che il Dolce vuole incarnare è rivolto anche e specialmente a Loro e chi può rappresentare questi “ultimi” più dei carcerati?!

Ecco quindi il desiderio che è nato nel cuore di Paola Monferrato, ideatrice del Dolce di San Giovanni, insieme alle altre volontarie: portare questo segno di rinascita anche a donne detenute presso il carcere delle Vallette di Torino, in cui vivono a causa di reati legati alla tossicodipendenza. 

Se pur AMMP si occupi di fare la spesa l’ultimo giovedì del mese per il settore “Arcobaleno” e gliela consegni dopo aver superato tutti i controlli obbligatori, per queste volontarie ha rappresentato un’esperienza del tutto nuova che ha richiesto un coinvolgimento in prima persona, uno di quei vissuti che ti smuovono dalla tua zona di comfort e ti interrogano anche se non vuoi:

Come mai saranno finite lì? Si saranno pentite degli errori commessi? Sogneranno la libertà? Avranno ancora delle speranze vive? Oppure si saranno lasciate andare completamente? Saranno pericolose? Saranno arrabbiate? Saranno svogliate? E se fossi io al loro posto? Come approcciarsi? Come coinvolgerle senza infastidirle? Di che cosa avranno più bisogno?
 

“Ci sentivamo completamente estranee ed impreparate dal punto di vista razionale e per questo abbiamo deciso di fissare un incontro preliminare tra di noi” hanno ammesso alcune volontarie. 

Ma come ci si può preparare ad incontri simili?
 
La risposta proviene direttamente da loro:

“La fede ed il poterci sostenere a vicenda hanno rappresentato il grande motore in grado di annientare dubbi e timori” affermano. 

Poi i giorni passano e si giunge a Sabato 30 novembre, una data davvero azzeccata ( o una “Dio incidenza”!?) perché si celebra la Giornata Mondiale contro la pena di morte e San Giovanni Battista è patrono dei condannati a morte.
Tutto è pronto per entrare in cucina: unghie corte e senza smalto, via anelli, collane ed orecchini. 

Le accolgono molto bene.

Wow! Non era per niente scontato. 

Quando iniziano a cucinare insieme, volontarie e detenute, si assiste ad un’alternanza di momenti profondi ed altri leggeri.
Questa “danza” continua e raggiunge il suo apice quando le detenute decidono spontaneamente di indossare le pettorine AMMP. 

Dai loro sguardi, dalle loro parole, dal loro coinvolgimento ora risulta molto chiaro: “hanno bisogno di fare, di leggerezza e di sentirsi alla pari nell’esperienza”.

Quanto è grande la “potenza del fare”!


“Fare” per imparare qualcosa di nuovo, per sentirsi capaci, per allontanare brutti ricordi; fare per provare gli effetti positivi del poter manipolare un qualcosa, contribuire a guardarlo in faccia, a stravolgerlo cambiandone completamente la forma.

Lavorare insieme a ciò che prima non era e dopo è: ingredienti singoli ed insignificanti prima, una prelibatezza culinaria ed un significato profondo dopo. E nel mentre tutta vita. Vita narrata, ricercata, condivisa. 

Ad un tratto risate fragorose riempiono l’aria ed i cuori: dubbi ed incertezze iniziali vengono dissipati da una bellissima energia. Una volontaria lo definisce “un incontro di anime”.

Poi, oltre le aspettative, ricevono addirittura un invito: le ragazze detenute chiedono alle educatrici di poterle invitare un giorno a pranzare con loro. 

È stato un bellissimo pomeriggio” affermano tutte gioiose.

Una volontaria riassume così l’esperienza vissuta: “Incrociare altre vite, la potenza del “fare”, ridere in carcere: quanta ricchezza! Anche tristezza. Posso dire tristezza felice? Si può?!” 

Si può. 

“Il carcere ha il dono di donare tanta gioia ed è un dono del tutto inaspettato” ha affermato.
Elena Lombardi Vallauri nel libro “Padre Nostro che sei in Galera”.
Anche questa esperienza insegna come l’aiutare gli altri generi ricchezza non solo a chi riceve ma anche a chi dona, a conferma che “se dai amore, l’amore cresce ovunque esso sia!” 

 

Sara Foradini

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Vangelo

Mt 3,13-17

Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.

Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Parola del Signore
Omelia
Commento di don Fabio Rosini
 
 
 
 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 1,1-18
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

 

 

In principio era il Verbo,

e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.

 

Commento al Vangelo di don Fabio Rosini

 

 

 

 

Vangelo  

Mt 2, 13-15. 19-23
Dal Vangelo secondo Matteo

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall'Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nella terra d'Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d'Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Parola del Signore

 

Commento al Vangelo di don Fabio Rosini

 

 

 

 

Felice Natale e sereno 2020!

  
                                                                                                

Carissimi amici AMMP,

questo è l'augurio dedicato a Voi che da molti anni ci seguite e ci sostenete sia con il vostro impegno nel volontariato e sia con le vostre donazioni,  per dare un aiuto concreto a tante persone che vivono situazioni di disagio e di povertà.

Cogliamo l'occasione per ringraziarvi per le tante “cose belle” che vengono fatte quotidianamente da voi, con semplicità e umiltà di cuore, senza trionfalismi, ma nel nascondimento.

Papa Francesco ci ricorda che “…siamo chiamati a tendere la mano ai poveri, guardarli negli occhi, abbracciarli, per far sentire loro il calore dell’amoreche spezza il cerchio della solitudine. La loro mano tesa verso di noi è anche un invito ad uscire dalle nostre certezze e comodità, e a riconoscere il valore che la povertà in sé stessa costituisce.”

Dobbiamo avere il coraggio di andare contro corrente. 
Molte persone pensano ad accumulare soldi, oggetti, e cose,  dimenticando che lo scopo della vita è quello di accumulare emozioni, sorrisi, istanti felici.

Chi fa il bene ha già il suo premio, perché si realizza secondo il progetto di Dio.
A poco a poco, nelle sue scelte si trova a non essere più schiavo di un criterio puramente umano e utilitaristico o, peggio, schiavo delle proprie passioni, ma si eleva ad un concetto della vita più nobile e spirtuale e ad acquistare la capacità di avere rapporti autentici e sereni con tutti.

Ringrazio di cuore tutti voi, cari amici, e a nome dell’Associazione Maria Madre della Provvidenza (AMMP) porgo i migliori auguri di un felice Natale e di un sereno nuovo anno.

Il presidente AMMP

Dal Vangelo secondo Matteo

Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide.

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Parola del Signore

 

Commento di don Fabio Rosini

 

 

 

 

 

 

 

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