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XXXIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

 

Business man
Avere del talento, nel nostro parlare quotidiano, significa possedere qualità particolari, doni da far fruttare, da condividere, su cui investire.

Ma, in realtà, la parabola di oggi non considera i talenti come delle capacità innate ricevute da Dio, ma come dei doni che i discepoli devono custodire e vivificare in attesa del ritorno del Signore nella pienezza dei tempi. La parabola è molto chiara, al riguardo, i talenti vengono dati «a ciascuno secondo la sua capacità» (Mt 25,15).
Cosa sono, allora?
Nel tempo dell’attesa i servi, cioè noi, sono chiamati a custodire e a far fruttare i talenti, le mine, che il Signore ha loro consegnato: il vangelo, lo Spirito, il potere di curare, consolare, perdonare, riconciliare…
Non sono cose da poco, quelle che il Signore ci affida, ma molto preziose!

Business

Una mina vale cento denari; un denaro, ricordate?, è la paga di un operaio per una giornata di lavoro. Un talento equivale alla paga di vent’anni. Quindi il servo che ne riceve cinque, di talenti, ha un capitale da gestire di oltre due milioni degli attuali euro. Mica noccioline!
È preziosissimo ciò che ci viene consegnato, in questo tempo di attesa fra la resurrezione del Signore e il suo ritorno nella pienezza dei tempi, abbiamo gli strumenti per rendere presente il regno di Dio, per farlo crescere. Non siamo qui a guardare il cielo col naso per aria (At 1,11) ma ad annunciare il vangelo ad ogni vivente (Mc 16,15).
Abbiamo i talenti necessari per farlo. E con gioia. Ma ad una condizione: darci da fare.
Il cuore della parabola è proprio il contrasto fra operosità e pigrizia, fra intraprendenza e passività.
I due servi che restituiscono il capitale dei talenti raddoppiato e ricevono l’elogio da parte del mercante, nuovi incarichi e responsabilità e, soprattutto, la partecipazione alla gioia del padrone (che bello credere in un Dio che gioisce del successo dei propri figli!) sono quasi un espediente letterario che Matteo usa per soffermarsi sull’azione del servo pigro, sul dialogo che ne segue e sul drammatico epilogo della vicenda.
Il servo che ha ricevuto un talento, invece di impegnarlo, di farlo fruttare, lo seppellisce.
Ma quel che più sconcerta è la ragione di tale azione: ha paura della reazione del padrone.
La sua idea di Dio è tragica: è un duro che miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso.
La reazione del padrone è molto dura, onestamente.

Il volto di Dio

Ognuno, alla fine, incontra il Dio che si rappresenta. Il Dio che ama. O di cui ha paura.
Se si ostina nel credere in un Dio duro e severo, incontrerà un dio duro e severo, perché il suo cuore gli impedisce di andare oltre al suo pregiudizio distruttivo e cupo.
Sappiamo bene, e quante critiche abbiamo ricevuto lungo i secoli noi cristiani per questa ragione!, che corriamo continuamente il rischio di gettare sul volto di Dio una maschera, di proiettare su di lui le nostre paure, le nostre ansie, i nostri demoni.
Gesù, comunque sia, ci tiene a farci sapere che non possiamo piacere a Dio e condividere la gioia di far fruttare i talenti del padrone se dimoriamo nella paura.
Un ultimo appunto per evitare malintesi: l’affermazione finale del padrone che toglie il talento al servo pauroso per darlo a quello talentuoso appare come un’ingiustizia, un’inutile azione di forza. La misteriosa frase conclusiva, forse aggiunta da Matteo, ne svela il senso: il ricco diventa sempre più ricco perché sa far fruttare i suoi denari. Il povero, il pavido, in questo caso, perde anche quel poco che ha perché paralizzato. Non una punizione, quindi, ma la constatazione che ci vuole spirito d’iniziativa e determinazione per far crescere i guadagni. Quanta più iniziativa ci dovrebbe essere, allora, per far crescere una cosa preziosa come il regno di Dio!

La paura

Possiamo rovinarci la vita a causa della paura.
Anche la vita di fede.
Paura di sbagliare, di essere giudicati. Ci sentiamo incapaci di fare qualcosa. A volte questa paura ci viene instillata sin da piccoli, è figlia della nostra disistima, non sappiamo valutare correttamente cosa siamo e quanto valiamo. Altre volte sono le vicende della vita che ci asfaltano, ci rendono sospettosi, prudenti fino alla paralisi.
Anche rispetto a Dio possiamo avere un’idea sbagliata di lui e di noi: egli è colui che ci giudica, che ci definisce, che ci pesa. Dio è buono e bravo, certo, ma sempre pronto a sottolineare cosa in me non funziona. Perciò non osiamo spendere la vita per lui: non ne vale la pena, non si accontenterà mai o, peggio, sono io ad essere sbagliato.

Invece

Dio si fida talmente di te da affidarti il Regno.
Forse è troppo ottimista, forse dovrebbe essere più prudente ma non se ne cura, lo fa e basta.
E affida i talenti, in proporzione, ai servi, in proporzione alle loro capacità.
Non tutti nasciamo imparati, non tutti siamo costanti e capaci, né dei geni della finanza spirituale. Sappiamo bene quanti danni, come comunità e come singoli, siamo stati capaci di fare tradendo il vangelo! Diventando ostacolo e non trasparenza che fa vedere Dio!
E come si vede la differenza fra le comunità cristiane in cui gli appartenenti si danno da fare, collaborano, agiscono, sono presenti con idee e con tempo a disposizione rispetto a quelle che si lasciano vivere, che avanzano per inerzia, che delegano tutto al parroco o al pastore...
Che bello poter dire: oggi do una mano a Dio alla costruzione del Regno!
Senza compiere gesti straordinari ma orientando la vita al progetto di Dio.
Siamo drammaticamente liberi. Anche di ricevere un talento (ribadisco: vent’anni di stipendio!) e di seppellirlo. Siamo liberi di scegliere di non scegliere, paralizzati dalla paura.
Esiste la paura, fa parte della nostra natura umana.
Accogliere il dono del vangelo, della comunità, della partecipazione all’azione di evangelizzazione, per diventare testimoni di un mondo altro, fa uscire da noi stessi il meglio, ci rende capaci, ci rende persone nuove.

 

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XXXII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Mt 25, 1-13

Dal Vangelo secondo Matteo

1Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; 4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. 5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. 7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. 9Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. 10Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. 12Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. 13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

 

Restiamo accesi

È faticosa, la vita. E, talora, incomprensibile, oscura.

Abbiamo l’impressione di vagare nelle tenebre, di brancolare nel buio.

Ma ci sono anime che osano.

Che escono nelle tenebre e le sfidano tenendo in mano una piccola luce.

Insignificante, rispetto alla massa cupa e spessa del buio che sovrasta.

Eppure quella fiammella squarcia le tenebre, le obbliga ad arretrare, le ammorbidisce e dona misura e dimensione ad ogni notte.

Ci sono persone che passano la vita a maledire l’oscurità, altre che preferiscono accendere un fiammifero.

Come le ragazze della parabola di oggi.

Attendiamo

La buona notizia che la Parola ci consegna è che non siamo condannati a vagare nel nulla.

Se accendiamo la lampada e sfidiamo l’ombra è perché viene lo Sposo.

Questo mondo, la mia vita, la realtà, la quotidianità che tanto mi affascina e mi affatica è in attesa di uno Sposo. Un Salvatore, un Amante, un Amato. Il Signore.

Allora anche la notte più fitta diventa la scena che sta per accogliere il veniente.

Abbiamo appena celebrato la dolente memoria dei nostri fratelli defunti, illuminata, il giorno prima, dalla grande festa della santità che Dio riversa sui suoi figli. Non sono morti, i nostri defunti, ma altrove a continuare il loro percorso di conoscenza, di liberazione, di semplificazione, di guarigione definitiva. Anch’essi in attesa.

La vita è attesa. Non di una condanna, non di un verdetto nefasto.

Di una festa di nozze.

Attendiamo il ritorno nella gloria del Signore Gesù. E chiediamo, ora, di prendere consapevolezza di chi siamo noi, di chi è lui, di cos’è la vita.

È buia, la notte, ma ci sono anime leggere che la sfidano andando incontro allo Sposo.

Ardimenti

Sfidano la notte, le ragazze. Sfidano il sonno che appesantisce le nostre anime, così indaffarate a farsi spazio nel caos cui abbiamo ridotto le nostre vite oberate. Sfidano le convenzioni di chi dice che non c’è nessuno Sposo da attendere e che uno Sposo non può essere così idiota da presentarsi nel cuore della notte.

Ma può accadere di assopirsi, di stancarsi, di scoraggiarsi. Accade anche agli apostoli al Getsemani. Accade anche ai migliori. Troppa stanchezza, troppo dolore, troppa fatica, e si lasciano i remi, e prevale lo sconforto. L’anima si assopisce.

Allora, Dio lo conceda, arriva un grido.

Un gallo che canta. L’eccitazione dei soldati inviati ad arrestare Gesù. Uno sconosciuto che ha intravvisto nella notte la venuta dello Sposo. Un grido, una Parola, un segno che ci scuote, ci toglie al sonno.

Osano, le ragazze, prendono la lampada, escono. Ma ad alcune manca l’olio.

La durezza della risposta di cinque fra loro ci lascia perplessi. Ma hanno ragione: se dividessero il loro olio mancherebbe a tutte. Considerazione dura ma vera, sgradevole ma onesta.

Cos’è, quell’olio?

La parabola non lo dice.

Ma brucia. Qualcosa che brucia e fa luce. Per tenere la lampada accesa nella notte dobbiamo ardere.

Desiderio. Curiosità. Inquietudine. Emozione. Amore. Passione.

Solo le anime ardenti osano sfidare la notte.

E ciò che siamo è unico e non può essere facilmente condiviso. Come si potrebbe?

Possiamo seguire un guru, possiamo frequentare una parrocchia, un gruppo di amici credenti convincenti. Ma, alla fine, solo io posso sapere e decidere se alimentare la lampada.

Sono solo di fronte a Dio. Io e lui. Faccia a faccia. Cuore a cuore.

Durezze

Le ragazze sprovvedute riescono comunque a rimettersi in marcia, trovano dell’olio, riaccendono passione e desiderio. Ma è troppo tardi, la porta è chiusa. Colui che dice di stare alla porta ad attendere qualcuno che apra, inaspettatamente, non apre alle ragazze che insistono.

Non è per ripicca, non per vendetta, Dio non è duro o crudele.

È una legge della vita: ci sono occasioni che non si ripetono, momenti unici.

Nelle relazioni, negli affetti, nella fede.

Se aspetti il momento passa. Se cincischi o tentenni, si svuota.

Quel bacio che avrebbe rivelato l’amore che hai per quella persona, se non lo dai lo perdi per sempre. E, a volta, perdi anche la persona che ami.

Quando avrò più tempo mi occuperò delle cose di Dio.

Se solo riuscissi a organizzarmi meglio!

Coltiverei volentieri la mia anima, ma ora proprio non ho la testa.

Non basta recuperare l’olio del desiderio, riaccendere la lampada, avventurarsi nella tenebra.

La strada che devo percorrere è tanta e rischio di non esserci.

Dicevamo qualche domenica fa: cosa ho di meglio da fare oggi dell’essere felice? Dello scrutare? Dell’osare? Dell’attendere un Amante?

Restiamo accesi.

 

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XXXI Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Mt 23, 1-12

Dal Vangelo secondo Matteo

1Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli 2dicendo: «Sulla cattedra di Mosé si sono seduti gli scribi e i farisei. 3Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. 4Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. 5Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 6si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, 7dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. 8Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. 9E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. 10E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. 11Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; 12chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

 

Ditemi che non è vero


No dai, ditemi che non è vero per favore.
Ditemi che questo Vangelo non è per me. Non ora, non oggi.
Che riguarda i non credenti. I tiepidi. I lontani. I peccatori.
Quelli che guardo con aria di benevola sufficienza dall’alto della mia umiltà e della mia splendente dimensione spirituale.
Invece no, cavolo.
Matteo è preciso e diretto: Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli.
Cioè esattamente e precisamente a me.
Allora facciamo così, amici, ve lo devo. Se oggi siete di malumore fermatevi qui.
Se invece osate lasciarvi mettere in discussione, andiamo avanti a leggere.
Ma se lo fate, se lo facciamo, per favore, evitiamo di accampare scuse, di pensare “se lo leggesse il mio parroco!”, di giustificarci.
Lasciamoci tagliare dentro dalla Parola. Una volta tanto!

Dicono e non fanno
Forse sono anch’io uno di quelli che dice e non fa. Nel mio caso che scrive e non fa.
Grandi applausi, decine di libri pubblicati e tradotti, migliaia di persone ad ascoltare le mie lectio, la fila come dal salumiere per una stretta di mano.
Grandioso, magnifico. Ma io ascolto ciò che dico? Lo vivo? Si incarna nella mia contraddizione, nella mia ricerca, nel mio vagare? Sono onesto con Dio e con me stesso prima che con voi?
Una cosa sola Gesù non sopporta in noi discepoli: l’ipocrisia.
Non il senso del limite, e nemmeno il peccato. Ma l’illusione di avere una facciata.
Santa, nel nostro caso.
Quanto danno al Vangelo fanno le nostre incoerenze! Quanta gente allontana il nostro apparire sicuri, i nostri giudizi (santi e timorati nelle nostre intenzioni!). Quanta pessima pubblicità facciamo a Dio quando rispettiamo in apparenza i comandamenti salvo poi negarli in ufficio, in casa, in condominio!
Portare grandi croci al collo senza farle risuonare nelle scelte.
E frequentare messe e novene senza convertire le parole e i pensieri.
Come annota giustamente Papa Francesco: per comportarsi in questo modo è meglio dirsi atei, almeno non offendiamo il Vangelo.
Intendiamoci: Gesù non è morto per la coerenza e il legalismo imperante non ha nulla a che vedere col Vangelo. Ma non possiamo nemmeno nasconderci dietro questa affermazione per vivere come de senza Dio.

Fanno di tutto per essere ammirati
Lo so bene per me, narcisista ed egocentrico. Che ho anche avuto in sorte e in dono innumerevoli capacità. Capacità che, stoltamente, a volte mi attribuisco, come se fosse roba mia.
Certo, mentirei se non dicessi che sono colmo di gioia e di soddisfazione quando un mio pensiero, le mie parole, sono prese da Dio per aprirgli i cuori. Ma è grazie. È dono. È lo Spirito.
Quando qualche anima tenera mi ringrazia con entusiasmo, mi schernisco e declino ogni responsabilità. Sembra una battuta ma è vero. Se avessi la capacità di convertire i cuori farei il dittatore.
Ma è una lotta. Se uno è più apprezzato di me rosico. Mi dà fastidio se qualcuno vede le mie fragilità. Temo il giudizio degli altri mentre trascuro quello di Dio che, sempre, è solo misericordia pura e feconda.
È bello essere amati.
Essere ammirati è un’altra cosa e rischia di farci scivolare verso l’esteriorità o verso la depressione.
Siamo amati da Dio a prescindere e questo amore ci mette le ali, e Dio non ci giudica, lascia tempo alla nostra conversione, ci accompagna, ci lascia fiorire.
Chiediamoci, con onestà, se talora i nostri comportamenti non siano finalizzati all’essere ammirati, riconosciuti, premiati.
Fare i bravi bambini, comportarci come gli altri si aspettano che ci comportiamo. Scordandoci di essere noi stessi.

Impongono pesanti fardelli
Quando appesantisco gli altri con assurde richieste, con manifestazioni di potere.
Se mi ami devi.
Sono tuo padre quindi.
Se intendi davvero collaborare dovresti.
Modi subdoli di manipolare, di controllare, di suscitare e gestire sensi di colpa.
La Chiesa non dovrebbe fare così. Noi discepoli non dovremmo fare così perché così facendo offendiamo il volto di Dio che i pesi li carica sulle proprie spalle.

Gesù ha vissuto ciò che ha detto.
È stato autentico fino a rendersi odioso.
Ha portato il fardello della tenebra fino ad inchiodarlo alla croce, liberandocene.
E ci ha insegnato la strada.
Nessun Maestro se non Dio.
Nessun guru. Nessun capo.
Liberi fratelli alla ricerca dell’unico Padre.
Servi gli uni della felicità degli altri.

Sì, ci sto.

 

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Messaggio di Medjugorje del 25 Ottobre 2017

"Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito ad essere preghiera. Tutti avete problemi, tribolazioni, pene e inquietudini. I santi vi siano modello ed esortazione alla santità, Dio vi sarà vicino e voi sarete rinnovati con la ricerca e la conversione personale. La fede sarà per voi speranza e la gioia regnerà nei vostri cuori. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”. 

Intervista di Padre Livio a Marjia Paolovic. (http://www.medjugorje-oggi.org/commento.htm )

 

La Madonna ci ha ricordato nel messaggio che la settimana prossima ci sarà la festa di tutti i santi e anche la commemorazione di tutti i defunti, quando la Chiesa prega per tutte le anime del purgatorio.

Già nei primi giorni delle apparizioni, la Madonna ci ha detto che esiste il Paradiso, il purgatorio e l’inferno.

Poi ha portato fisicamente Jakov e Vicka in questi luoghi. Invece noi li abbiamo visti come guardando da una finestra.

Il Paradiso è come un grande spazio con tante persone vestite con tuniche romane dai colori pastello e che erano come in un’estasi di gioia, di gratitudine e di preghiera.

La Madonna ci ha detto che le persone sono andate in Paradiso perchè hanno accettato la volontà di Dio lungo tutta la loro vita ed ora conoscono sempre di più Dio e la sua volontà.

Mostrando il purgatorio, la Madonna ha detto che le persone che sono lì erano indecise: un momento credevano, poi non credevano. Noi abbiamo visto come una nebbia, delle nuvole e abbiamo sentito delle grida, delle voci che chiedevano le nostre preghiere.

Adesso queste persone credono profondamente in Dio e la loro sofferenza è più spirituale, perchè vorrebbero andare da Dio ma non possono.

La Madonna ha raccomandato di pregare per le anime del purgatorio, offrire sante messe e sacrifici, perchè possano raggiungere presto Dio.

Poi abbiamo visto l’inferno, dove c’era un fuoco e delle persone entravano in questo fuoco e si trasformavano diventando come bestie.

La Madonna ha detto che Dio ci ha dato la libertà e così alcuni hanno scelto il male, hanno vissuto nel peccato e pertanto sono andati nell’inferno.

La Madonna ha detto che noi non possiamo più fare niente per loro, ma che dobbiamo pregare perchè i peccatori si convertano finchè sono in vita, perchè dopo sarà troppo tardi.

Non è vero che l’inferno è vuoto!!! Jakov e Vicka hanno visto tante persone che erano all’inferno.

La Madonna, in un messaggio dei primi mesi delle apparizioni, ha detto che il maggior numero di persone che muoiono vanno in purgatorio, un numero pure grande va all’inferno e solo un piccolo numero va direttamente in Paradiso.

Sappiamo che Dio è misericordia e amore, ma non può forzare la nostra libertà.

Per questo la Madonna sta chiedendo di pregare per tutti coloro che non pregano, non amano e non adorano.

Dice: “Pregate per tutti coloro che sono lontani, quelli che non hanno conosciuto l’amore di Dio”.

La Madonna ha detto che non è Dio che manda all’inferno, ma che siamo noi che vogliamo andarci.

Tante persone sono ostinate nel male e vivono nel peccato. Dovrebbero ascoltare la Madonna che anche in questo messaggio ci dice: “I santi vi siano modello ed esortazione alla santità”. Invece tante persone non seguono questi esempi, ma seguono esempi cattivi e diventano maledizione.

La Madonna ci chiama invece ad essere benedizione per gli altri, ci chiama a benedire.

Chiedo a tante persone che vivono nelle difficoltà, persone costrette a letto, di unirsi a questa preghiera e di offrire i loro sacrifici a Gesù e alla Madonna.

Preghiamo per le sue intenzioni, come Lei stessa chiede.

Soprattutto in questi giorni di halloween, preghiamo e invochiamo i santi, mentre il mondo ci sta portando verso spiriti maligni.

Che davvero i santi, come dice la Madonna siano i nostri modelli.

Che possiamo anche noi essere sempre più santi come Lei desidera. Preghiamo per la nostra conversione, per la conversione del mondo, specie in questo anno centenario delle apparizioni di Fatima.

Che possiamo essere davvero, come dice la Madonna, le sue mani allungate nel mondo.

Cari amici AMMP, ci risiamo.

Come ogni anno l' infestazione é ovunque.

Che tu abbia bisogno del pane, di un vestito o di un paio di occhiali, qualsiasi porta di negozio tu decida di varcare verrai assaltato da ragnatele e tenebre.

No, non stiamo parlando di mancanza di igiene né di una trama di un film dell' orrore.

Stiamo parlando della pratica ormai diffusa in Italia da qualche anno e nota come Halloween.

Questa "festa popolare di origine celtica che si celebra la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre con scherzi e travestimenti macabri" (definizione tratta da Wikipedia), ha sostituito la festa di Ognissanti e la memoria dei defunti.

La gioia del ricordo delle persone che sono riuscite davvero in questa vita, poichè si sono meritate il Paradiso eterno (i santi), il loro volto ricco di speranza, la pace che trasmettono ed i modelli che incarnano sono stati sopraffatti da teschi, streghe, oscurità.

La possibilità di fare memoria dei nostri cari defunti, di pregare per loro, di riunirsi a recitare il S. Rosario affinchè sia concessa loro la Felicità senza fine il prima possibile è stata sostituita dalla pratica del "dolcetto o scherzetto".

Ci rendiamo conto di dove siamo diretti?

Ci rendiamo conto di chi governa il mondo?

Non vogliamo essere pessimisti, nè bigotti , ma semplicemente svegli e con i piedi saldi nella Verità in modo da non restare passivi di fronte a tutto questo.

Grazie al Cielo non siamo i soli a farlo, ma tantissimi si stanno muovendo per organizzare varie feste alternative per ritornare alle nostre origini, belle, vere e positive.

Ai più piccoli è data l' occasione di travestirsi scegliendo il loro santo preferito e facendo festa in modo sano, mentre per i più grandi vengono organizzati momenti di musica e preghiera, pellegrinaggi e testimonianze.

A tal proposito segnaliamo la veglia di preghiera il 31 ottobre alle ore 21 presso la Basilica di Superga presieduta da Mons. Cesare Nosiglia e animata dal Grande Coro Hope. (Programma completo http://www.diocesi.torino.it/ )

Concludiamo riportando il riassunto di un intervento di Padre Giorgio Maria Farè che consigliamo di ascoltare perché merita ( registrazione completa https://www.youtube.com/watch?v=BdcBS9v1L9g ) :

"Dobbiamo chiederci il senso: che cos é sta roba?

Padre Amorth dice che é una trappola del demonio, una roba pagana anticristiana ed anticattolica.

É una ideazione del demonio per scompaginare i piani di Dio.

Ha radici nel paganesimo e nel satanismo ed è una pericolosa forma di idolatria demoniaca.

I pagani adoravano una delle loro divinità chiamata Samhain: signore della morte, per cui venivano sacrificati persino esseri umani!!!

 

Era considerata il capodanno magico!

Non bisogna essere ignoranti ! Dolcetto o scherzetto tradotto letteralmente dall' inglese “trick or treat” significa "stratagemma trucco e inganno" ovvero maledizione o sacrificio e "piacere, gioia o godimento" che nella bocca di un bambino non c' entra niente.

Quello che facevano i druidi ! Questi chiedevano infatti o denaro o cibo o sacrifici umani oppure davano maledizioni. Non c' è nessuno scherzo qui sotto!

Dopo cominciamo a dire sto male, ho l' ansia, non dormo, sono disturbato...si creano lunghe file dagli esorcisti.

Ma queste cose succedono anche ad uno che non le sa?

Se bevi del vino avvelenato, poiché non lo sai non ti fa niente di male?

Svegliamoci! Informiamoci sulle cose importanti della vita e sul loro senso.

Ci rendiamo conto che questa festa viene celebrata negli asili?

Noi non siamo pagani! Noi siamo battezzati in Cristo!

Noi non siamo barbari figli di Attila, abbiamo una cultura, una tradizione cristiana! E dove l' abbiamo sepolta? In nome dei diavoli???!

Non si scherza con queste cose. Impariamo come dice Gesù a distinguere il Bene dal Male.

E se ci costa derisione così sia. Ma di notte si dorme bene pensando a Gesù, ai santi, agli angeli !

Chiediamo al Signore la grazia della luce e il coraggio di essere cristiani cattolici fino in fondo!"

XXX Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Mt 22, 34-40

Dal Vangelo secondo Matteo

34Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 37Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

 

Amare

Trovo bellissimo iniziare il mio commento parlando d’amore.
Bello perché l’amore, in fondo, è ciò che cerchiamo in tutte le cose, in ogni sguardo, in ogni situazione anche se stentiamo a capire cosa renda possibile il perdurare nell’amore.
È un paradosso di cui facciamo continuamente esperienza: in noi è forte il desiderio di amare e di essere amati eppure stentiamo a trovare una situazione in cui l’amore perdura.
Peggio: nel mondo fragile in cui viviamo il concetto stesso di amore è diventato ambiguo. Resto allibito quando, dopo un femminicidio, l’assassino, di solito un ex-marito o fidanzato afferma di avere ucciso perché la amavo troppo.
Andiamoci piano, allora, perché non sappiamo bene in cosa consista l’amore.

Oggi il vangelo parla d’amore perché l’amore lo riassume.
E, ad essere ancora più precisi, l’intera Scrittura parla d’amore.
Quando i farisei chiedono a Gesù di indicare quale sia, a suo avviso, il più importante fra le miztvoth, i precetti, il Signore non ha dubbi: amare.
Bella storia.

I comandamenti
Sapete che le dieci parole, impropriamente tradotte nella nostra lingua come dieci comandamenti, erano le indicazioni che il Dio liberatore di schiavi aveva regalato al popolo di Israele e a noi come indicazioni per un percorso verso la pienezza e la felicità.
Ma erano considerati dai devoti troppo interpretabili, spaventati come siamo, soprattutto noi gente di fede, dall’impegnativo dono della libertà. Allora nel corso degli anni si erano aggiunti una selva di norme, minuziose e talora incomprensibili, che toglievano al devoto l’arduo compito di discernere.
Erano diventate 613 le norme da rispettare, la qual cosa creava qualche difficoltà anche solo a ricordarle tutte. Così la domanda quale fossero le più importanti riecheggiava spesso nelle scuole dei rabbini.
Quali precetti sono più importanti?
Tutti, rispondevano i farisei, pretoriani della fede.
Solo quelli di Mosè argomentavano i sadducei, conservatori impenitenti.
Gesù risponde come altri rabbini, all’epoca più famosi di lui, abitualmente rispondevano: amare Dio w amare il prossimo.
Il primo comandamento è una preghiera, lo Shemà, in cui il popolo di Israele era invitato ad amare Dio con tutte le forze, il cuore, la mente. Il secondo è l’amore verso il prossimo come verso se stessi.
Carino, bello. Cioè?

Ama Dio
Si può comandare d amare? No, certo.
Esiste un comandamento prima del primo, il comandamento zero che ci deriva dall’intera Scrittura: lasciati amare. Allora il nostro amore diventa una risposta. La risposta. Ama con tutto, dice la preghiera. Con tutto ciò che sei, con tutto ciò che puoi.
Se ti scopri amato puoi davvero amare Dio. Puoi osare dando tutto te stesso. Come vorrebbe fare l’innamorato. Perché sei amato diventi capace di amare.
Ama con l’emozione e la passione, ama con la forza e la concretezza, ama con intelligenza.
Ama meglio che puoi.
Perché puoi amare dell’amore con cui sei amato.

Simile
In Matteo Gesù dice che il secondo comandamento è simile al primo.
Ormai Dio e il fratello sono posti sullo stesso piano. Nessuna dicotomia, nessuna classifica, né ambiguità. L’amore che scopri in te ti è sufficiente per amare tutto e tutti. Dio e gli altri.
Perché l’amore non si divide ma si moltiplica e si amplifica.
Ami Dio ritrovando il suo sguardo in quello dei fratelli.
Ami i fratelli con l’amore che hai scoperto di avere nel cuore.
Non esiste più, in Dio, il rischio di odiare gli altri nel suo nome, di inventarsi dei nemici.
Impossibile, agli occhi di Dio. Ora umano e divino sono fusi in uno stesso cuore, quello di Cristo.

Di più: divento capace di amare gli altri con l’amore che mi proviene da Dio solo se, alla luce dell’infinita tenerezza e compassione del Signore, imparo ad amare me stesso riconoscendo le mie ombre, accogliendo la luce che mi è donata.
Non sono il nano delle mie paure.
Né il gigante del mio narcisismo e delle mie ambizioni.
Io sono io. Scintilla della presenza di Dio, capace di riconoscere e fiorire l’anima se orientato verso l’assoluto che sono e che mi riempie.
Allora amo gli altri non perché particolarmente amabili o simpatici ma perché amati da Dio che di noi vede solo il capolavoro che aveva in mente quando ci ha creati.

Sì, bello seguire questi comandamenti. Bello amare.

 

tiraccontolaparola.it

XXIX Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Restituite

Un applauso ai malvagi di ogni tempo: la trappola è spettacolare.
E anche la vigliaccheria dell’animo umano è spettacolare.
Erodiani e farisei vanno da Gesù per metterlo in difficoltà.
Erodiani e farisei, il diavolo e l’acqua santa, chi collabora con i romani e chi li odia, chi li serve e chi li osteggia. Ma hanno un nemico in comune, allora osano. Gesù è il terzo incomodo e va fatto sparire.
Contorte logiche umane: i nemici diventano alleati quando scoprono un nuovo nemico.
Bisogna pagare la tassa ai romani?
Gli erodiani pensano di sì, i farisei pensano di no, va pagata solo la tassa al tempio.
Cosa dirà il falegname diventato rabbino?
Fra i suoi ha scelto un esattore, Matteo e uno zelota, feroce oppositori al dominio romano: si è rovinato con le sue stesse mani, dal loro punto di vista. O, forse, il punto di vista del Nazareno è che nessuno può essere catalogato e definito da ciò che fa o dalle idee che professa…
Dirà di pagare il tributo, scontentando l’anima secessionista e diventando un collaboratore?
Dirà di non pagarlo unendosi all’infinita schiera dei ribelli populisti?
Bel casino.

Restituite
La malevolenza e l’inganno si combattono solo con la scaltrezza e la furbizia.
Chiede una moneta a chi si rifiuta di pagare il tributo, il Signore, a coloro, i farisei, che nemmeno toccano il conio con l’effige dell’imperatore per non peccare di idolatria. E loro la prendono dalle tasche per mostragliela. Idioti.
Intransigenti, in teoria, accomodanti, in pratica. Come facciamo anche noi.
La frase di Gesù è misteriosa, di difficile comprensione.
Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.
In greco, la lingua dei Vangeli, esiste una sfumatura essenziale.
Restituite.
Piccola differenza, grande cambiamento.
Restituite: nulla è vostro. Non possedete nulla, di nulla avete diritto, non accampate crediti verso nessuno.
Già qui potremmo fermarci.
Perché continuo ad incontrare gente arrabbiata, irritata, polemica, che pensa di essere a credito con la vita. Che scarica sugli altri la colpa della loro infelicità. Che invoca e cerca un colpevole cui addossare la responsabilità dei propri presunti fallimenti.
E ne incontro sempre di più.
Adolescenti mai cresciuti imbronciati e polemici, aggressivi e ottusi.
La colpa è dei romani. E delle tasse. E dei movimenti religiosi che non appoggiano Erode. E del Messia che non viene. E chi dice di essere il Messia non ci piace.

A Cesare
Restituite a Cesare.
Cesare è il potere politico, amministrativo, economico. Che oggi ha quasi assunto una forma simbolica. Le multinazionali, i poteri oscuri. Qualcuno che vive per fregarci, per dominarci, per controllare le nostre vite e orientare i nostri bisogni.
È vero. In parte. Perché il potere glielo abbiamo dato noi. Votandoli, delegando, comprando i loro prodotti. Restituite a Cesare significa rimboccarsi le maniche: a scuola, nell’associazionismo, nel quartiere, in politica. Facendo nuove tutte le cose, ragionando con una logica alta e altra.
Se non portate voi lo stile del Vangelo nel vostro ufficio, nessuno lo farà. E la correttezza, e l’onestà, e la competenza, e la verità.
Stare alla porta e giudicare senza fare niente è contro la logica di Dio.

A Dio
Restituite a Dio.
Perché tutto ciò che siamo, tutto ciò che viviamo e speriamo, tutto ciò che ci rende veri e liberi, tutto proviene da Lui. Anche con Dio, troppe volte, pensiamo di essere a credito, che ci debba delle ragioni, che si debba spiegare per tutte le cose che non capiamo, per tutto quello che, al mondo, non funziona.
Gesù, invece, ci propone di entrare nella sua logica, che è altra, che è forte, che è oltre.
Proveniamo da Dio e a lui andiamo. E il nostro cuore è senza pace fino a quando non dimora in lui.
Coltivare la propria vita interiore, accudire la propria anima significa restituire a Dio ciò che siamo, fiorire in Lui, crescere fino all’incontro.

Viviamo, oggi, l’invito di san Paolo: Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come non l’avessi ricevuto? (1Cor 4,6).

 

tiraccontolaparola.it

Messaggio di Medjugorje del 25 Settembre 2017

"Cari figli! Oggi vi invito ad essere generosi nella rinuncia, nel digiuno e nella preghiera per tutti coloro che sono nella prova, e sono vostri fratelli e sorelle. In modo particolare vi chiedo di pregare per i sacerdoti e tutti i consacrati affinché con più ardore amino Gesù, affinché lo Spirito Santo riempia i loro cuori con la gioia, affinché testimonino il Cielo e i misteri celesti. Molte anime sono nel peccato perché non ci sono coloro che si sacrificano e pregano per la loro conversione. Io sono con voi e prego per voi perché i vostri cuori siano riempiti di gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Commento di Padre Livio e della veggente Marija Pavlovic (sintesi dell’ intervista originale ricavata dal sito: http://www.medjugorje-oggi.org/commento.htm ):

 

La Madonna ci chiede di essere generosi in tre cose: rinuncia, digiuno e preghiera per tutti coloro che sono nella prova.

Rinuncia dalle cose piccole a quelle grandi. A volte si tratta di rinunciare ad una caramella, altre volte al peccato... Riconoscere la nostra povertà: senza Dio siamo nulla.

Per questo la Madonna chiede di essere generosi, perché, quando lo Spirito Santo ci riempie, occorre rispondere con generosità. Ci chiama ad essere generosi nella preghiera, nel digiuno, nella rinuncia soprattutto al peccato, sapendo distinguere il bene dal male: “Sì, sì; no, no” […]

Noi diventiamo grandi nella nostra povertà e nella nostra umiltà. La Madonna ci chiede di rinunciare a satana e a tutte le sue tentazioni. Dice anche che con il digiuno e la preghiera si possono allontanare pure le guerre. E Gesù dice che certi spiriti maligni si possono allontanare solo col digiuno e la preghiera... Da solo non ce la faccio, ma con Dio sì...

La Madonna ci chiede questo per tutti coloro che sono nella prova, fratelli e sorelle che sono nella malattia, nelle difficoltà... aiutarli col digiuno e la preghiera …

In pratica dice: lasciate la terra, pensate al Cielo, cioè pensate al Paradiso. Noi purtroppo siamo tanto legati alla vita terrena perchè il mondo ci coinvolge.

La Madonna ha detto che i sacerdoti non hanno bisogno delle nostre critiche, ma delle nostre preghiere.

Purtroppo a volte vediamo dei sacerdoti anche giovani senza entusiasmo, senza la gioia di parlare di Dio. Il mondo ripete che Dio non c’è. Invece la Madonna chiama i sacerdoti ad essere davvero sacerdoti e non solo nelle loro parrocchie, ma ovunque noi siamo. Io vedo che se hai il coraggio di parlare di Dio, la gente risponde. Per questo chiedo ai sacerdoti di non lasciarsi prendere dal mondo, ma di essere davvero sacerdoti, quelli che amano Dio... che sappiano dare speranza, perché oggi il mondo ha bisogno di speranza. Per questo la Madonna ci chiede di pregare per i sacerdoti: che lo Spiriti Santo li illumini, li riempia. Senza sacerdoti non abbiamo Eucarestia, non abbiamo Gesù in mezzo a noi.

Se non diamo tempo alla preghiera, non possiamo innamorarci di Gesù.

La Madonna aggiunge anche i consacrati: laici consacrati, suore di vita attiva, suore di clausura, suore missionarie, i diaconi, ecc. La Madonna dice: “Tu dove sei, sei importante e con più ardore ama Gesù affinché lo Spirito Santo riempia il tuo cuore con la gioia così potrai testimoniare il Cielo e le cose celesti”. Non sarai più attaccato alle cose della terra.

Il sacerdote non è uno che deve risolvere i problemi sociali, ma deve testimoniare i misteri celesti, cioè deve testimoniare Dio.

Purtroppo oggi il mondo ci sta coinvolgendo tutti, sacerdoti e fedeli. Vedo che ci comportiamo anche noi come i pagani [….] Uno che prega, è guidato e illuminato dalla Spirito Santo... Tante volte mi dico: […]: Signore, cambia il mio cuore, cambia la mia anima, la mia mente perché io possa essere sempre più testimone del tuo amore, testimone del Cielo, del Paradiso, del purgatorio e dell’inferno, che esistono davvero. Testimone della vita eterna. Tante anime sono nel peccato e hanno bisogno di me, di te, di tutti noi.
"Molte anime sono nel peccato perchè non ci sono coloro che si sacrificano e per la loro conversione"

Molti pellegrini che sono venuti nei primi anni a Medjugorje, hanno abbandonato il peccato e iniziato una vita di conversione e di santità. La stessa parrocchia di Medjugorje, dove anche oggi si prega moltissimo, nei primi tempi si pregava molto di più, si pregava sempre, ovunque e si vedevano molti più peccatori che si convertivano. Grazie a Dio anche oggi tanti peccatori si convertono, cambiano la vita e iniziano la via della conversione e della santità. […]

Dobbiamo essere consapevoli che le conversioni sono opera dello Spirito Santo, sono miracoli della Grazia, ma sono anche frutto della nostra preghiera. Noi possiamo aiutare Gesù e Maria a salvare le anime con la nostra preghiera, con i nostri sacrifici.

Sono i miracoli della grazia, ma la grazia opera attraverso i nostri “Sì!”. Occorre dire: no al peccato, sì alla santità. Allora lo Spirito Santo opera. Noi dobbiamo pregare e testimoniare per tutti quelli che non pregano, non amano e non adorano.

Nel mese di ottobre, mese del Rosario, siamo invitati a pregare il Rosario in famiglia per aiutare la Madonna a salvare le anime.

Vorrei dire a tante persone sole, malate, a letto, nella sofferenza, ciechi e sordi: voi siete preziosi! La vostra preghiera è preziosa! La Madonna in un messaggio …ha detto: “I vostri anziani sono i pilastri delle vostre case”, perché pregano. Certo devono rinunciare a tante cose, ma possono pregare.

Appuntamenti

Dom Dic 03 @09:00
Incontro Annuale Volontari
Appuntamenti Ammp

Pensiero del giorno

Libro consigliato: Alfabeto familiare

#ILDONOXME

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LEGGI IL COMMENTO AL VANGELO DI QUESTA DOMENICA

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