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Sulle orme dei Missionari della Consolata

Il 2019 è un anno speciale per i Missionari della Consolata: sono i 100 anni dalla prima missione di evangelizzazione in Tanzania. La spedizione partì per l’Africa il 25 gennaio 1919 ed era composta da quattro missionari: G. Ciravegna, D. Vignoli, G. Panelatti e il mio prozio Padre Giacomo Cavallo. Per questo importante evento io, Alessandro Cavallo e mio papà, Bruno Cavallo, siamo stati invitati a presenziare la cerimonia che si è svolta a Tosamaganga, nella regione di Iringa, il 14 ottobre.

Il nostro viaggio alla scoperta dei luoghi in cui ha operato il nostro prozio (il Padre era il fratello del nonno di mio papà) è cominciato prima ancora di salire sull’aereo per la Tanzania: domenica 6 ottobre, io, mio papà e Padre Daniel Lorunguya, missionario keniano della Consolata di Torino, ci siamo recati a Prunetto, in provincia di Cuneo. Prunetto è il paese natio di Giacomo Cavallo e in occasione del centenario della sua prima missione tutto il paese si è radunato per celebrare la messa, intitolare a lui una piazza e una targa nel cimitero.

Nella settimana successiva, io, mio papà, Padre Daniel  e il video reporter Alessandro Capato abbiamo preso l’aereo diretto in Tanzania. Dopo un lungo viaggio siamo atterrati la mattina presto del giorno successivo a Dar Es Salaam. L’accoglienza è stata delle migliori: il missionario della Consolata Padre Francis Obadia ci è venuto a prendere all’aeroporto con la jeep e ci ha accolto nella sua parrocchia situata a Kigamboni, dove abbiamo avuto modo di riposarci e rifocillarci. Obadia sarà poi la nostra guida preziosa durante tutto il soggiorno.

Tra venerdì pomeriggio e la giornata di sabato, abbiamo visitato la parrocchia di Padre Dastan Mshobolozi, la missione delle suore della Consolata a Mbagala e, con nostra grande meraviglia, ci siamo immersi nelle acque dell’Oceano Indiano. La visita alla missione delle suore ci ha subito fatto capire quanto l’operato di questi missionari sia prezioso e fondamentale per gli abitanti del luogo: grazie al loro operato, i Tanzaniani, senza distinzione di credo, possono recarsi al dispensario della missione per ricevere diverse tipologie di visite, cure e medicine. Una scena di grande tenerezza nel reparto di maternità ci ha commosso: una mamma che aveva partorito nella notte stava allattando il figlio, per nulla infastidita dalla nostra presenza. La purezza del momento ha fatto ricordare a noi Occidentali che in quella nudità, che per nulla lede il senso del pudore, si racchiude il senso più profondo della vita umana: la perpetuazione della progenie che dopo la procreazione passa attraverso la cura del genitore verso il figlio indifeso. 

Il viaggio è poi ripreso nella giornata di domenica alla volta di Tosamaganga, dove Padre Cavallo ha cominciato la sua opera missionaria dopo esservi giunto nel marzo del 1919. Dopo 12 ore di viaggio in macchina, estenuante ma al tempo stesso incredibile poiché ci ha permesso di vedere luoghi e paesaggi meravigliosi, siamo giunti alla casa regionale dei missionari della Consolata, sita nella parte alta della città di Iringa.

Lunedì mattina finalmente arriviamo a Tosamaganga, dove di lì a poco sarebbe stata celebrata la messa in onore dei quattro pionieri dell’evangelizzazione. La celebrazione è stata una festa meravigliosa, piena di canti e di balli, a cui hanno partecipato migliaia di preti, uomini, donne e bambini provenienti da tutte le parti della Tanzania e del Kenya. Erano presenti, tra gli altri, il Padre Generale dei missionari della consolata, Padre Stefano Camerlengo, il Nunzio Apostolico e il ministro della Giustizia della Tanzania. La commozione è stata forte e più volte le lacrime erano sul punto di solcare il mio viso. Io e papà siamo stati presentati alla fine della celebrazione quali discendenti diretti di Padre Giacomo Cavallo: un immenso onore visto che eravamo gli unici pronipoti presenti. L’accoglienza è stata delle più calorose e amorevoli, tanto che dopo la messa Padre Silvanus Stock ha intonato alcuni canti in italiano per noi suscitando in noi gioia e grande ilarità.

Dopo pranzo abbiamo avuto modo di visitare la chiesa in cui il mio prozio ha celebrato le prime messe e lì siamo stati intervistati per un servizio che andrà in onda su Tele Padre Pio. Quei luoghi sono la testimonianza di quanto sia stato fatto in questi cento anni per la popolazione locale, a partire da Padre Giacomo Cavallo che si era ritrovato in posto selvaggio senza molti strumenti in mano. Lui proveniva da una famiglia di cacciatori e uno dei suoi compiti era anche quello di proteggere: armato di un fucile da caccia Mauser teneva a bada le bestie feroci e aiutava nell’approvvigionamento di cibo. Se ripenso al coraggio, alla forza d’animo e alla fede di cui il mio prozio era pieno, non mi sento solo immensamente onorato, ma anche investito di una grande responsabilità, che mi spinge ad ergerlo quale esempio di zelo, impegno profuso e dedizione da seguire con ardore. Mio papà segue il suo esempio ormai da parecchi anni grazie all’immenso impegno che profonde per aiutare i più poveri: più di 20 anni fa ha fondato l’associazione Maria Madre della Provvidenza, che oggi, grazie alle sue 9 sedi diffuse nel Nord Italia, aiuta tantissime persone, anche all’estero. Io, invece, in qualità di ricercatore nel campo dell’attività fisica rivolta ai malati di cancro presso il Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università degli Studi di Verona, spero di diventare un pioniere nel mio campo, come lo era stato il mio prozio cento anni fa, al fine di aiutare le persone che soffrono. A lui e a Dio chiedo la forza per proseguire incessantemente nel mio operato di ricerca.

Nei giorni seguenti abbiamo avuto modo di visitare altre missioni in cui aveva operato il prozio e questo lungo viaggio in mezzo alla savana, compiuto attraversando luoghi inesplorati dai turisti e lontani dalla confusione, ci ha permesso di immergerci appieno nel mondo tanzaniano. Dico e sottolineo tanzaniano e non africano per non incorrere nell’errore che fanno tutti quelli che hanno visitato uno solo dei 54 Paesi del continente quando dicono: “L’Africa è … gli Africani sono …”. No. Io vi sto raccontando della Tanzania, non dell’Africa che è un continente immenso e dalle mille sfaccettature. Con gli occhi perennemente incollati al finestrino del fuoristrada, davanti a me scorrevano immense distese popolate da gnu, zebre, impala e giraffe, tanto per citare gli animali più tipici. Manti erbosi che fungevano da tappeto per bassi arbusti e qualche albero si alternavano a fitte foreste o distese di terra più aride da cui si innalzavano i maestosi e immensi baobab. Baobab è l’unica parola che si pronuncia e si scrive allo stesso modo in Kiswahili, Inglese e Italiano, tre lingue di tre popolazioni che tra le altre abitano o hanno abitato queste terre. 

Una sera, giunti dalla famiglia Maasai di Padre Obadia, ho avuto modo di conversare in inglese con un ragazzo mio coetaneo, 26 anni, e la sorella più grande. Il dialogo con un ragazzo che ha scelto la vita da pastore e la sorella che ha studiato sei anni negli Stati Uniti, mi ha permesso cogliere nuove sfumature della vita umana sulla terra e mi ha posto di fronte due scelte di vita diametralmente opposte: gli studi nel Paese più capitalista e moderno al mondo con la vita agreste dei campi, che per centinaia di migliaia di anni ha caratterizzato la vita dell’uomo sulla terra. 

Nessun giudizio e nessun confronto: entrambi pienamente soddisfatti. La ragazza, però, mi ha colpito nel profondo con alcune sue parole che sono rimaste impresse nella mente e nel cuore. La prima affermazione che mi ha colpito è stata quando mi ha raccontato che in America le sono mancati il senso di comunità e appartenenza tipici del suo popolo, ma ancora di più mi ha lasciato interdetto quando mi ha chiesto “Perché voi Occidentali siete sempre arrabbiati se avete tutti questi comfort?”. La mia risposta è stata semplicemente: “Non lo so”. Non potevo risponderle perché da una parte non siamo tutti così e dall’altra, però, è vero che tante persone, io in primis a volte, non si rendono conto di quanto hanno in confronto, ad esempio, a questo popolo che vive ancora tanto delle forme più primitive di agricoltura e pastorizia. È stato bellissimo assistere all’aratura dei campi con il vomero di metallo trascinato dalle mucche. Le sensazioni alla vista dei villaggi di capanne fatte con fango o mattoni e in generale di tante scene bucoliche come quelle sopracitate, mi hanno riportato alla mente i paesaggi tanto cari a Virgilio, che più di altri autori latini amava la semplice vita dei campi e la descriveva minuziosamente nelle sue opere.

Un altro aspetto della natura africana, qua posso dirlo, che mi ha affascinato è stata la spiegazione della guida del breve safari che abbiamo fatto l’ultimo giorno prima di partire. La guida ci ha spiegato che spesso zebre, impala e gnu si spostano assieme perché ciascun animale mette al servizio del branco una sua caratteristica peculiare utile a difendersi dai leoni: la zebra vede più lontano, l’impala ha il senso dell’olfatto più sviluppato e lo gnu l’udito più fine. Tale unione permette agli animali di aiutarsi a vicenda nell’avvistamento dei feroci predatori per poter scappare in tempo. Quante volte la natura ci insegna l’importanza della cooperazione!

Sono tornato a casa imparando che si può essere felici e con il sorriso anche se si vive in una capanna e si pascola il bestiame. Ho vissuto un’accoglienza degna di un’autorità da parte di persone che non avevano molto e che pure hanno voluto condividerlo. Ho visto i bambini ridere mentre si rincorrevano nel fango e giocavano con tappi di bottiglia. Non potevo giudicare quel popolo e quella cultura con gli occhi e la mente di un Europeo, dovevo solo osservare in silenzio e imparare che si può vivere in maniera diversa. Credo che il significato dell’importanza tra culture e popoli diversi sia questo: condividere modi di vivere e di pensare diversi per migliorarsi a vicenda.

Il viaggio si è concluso davanti ad una buona pizza in un ristorante di Torino e con la bellissima riflessione di padre Daniel: se torniamo dall’Africa cambiati, rinnovati e con un’attenzione diversa verso le persone, il consumo di cibo, acqua e risorse energetiche, dobbiamo mostrare il cambiamento con il nostro esempio, senza additare i comportamenti errati altrui. Siamo andati in Africa per imparare, non per insegnare,  e se siamo tornati cambiati, il nostro compito è di essere testimoni silenziosi del cambiamento attraverso il nostro comportamento e non giudicando gli altri solo perché si comportano diversamente.

Voglio concludere lasciando un messaggio ai giovani della mia età e non solo, perché oggi viviamo in un periodo di incertezze politiche, economiche e anche climatiche. Il mio messaggio è frutto della mia esperienza, seppur limitata, accumulata nei vari viaggi che ho fatto tra Canada, Bosnia e adesso Tanzania; anche in Italia ho avuto modo di girare un po’ per i miei studi. Il mio vuole essere un messaggio di incoraggiamento e di apertura verso il prossimo che è tanto umano quanto noi.

Indipendentemente dal fatto che crediate in Dio o no, mettete sempre il massimo impegno in quello che fate, cercate una strada che vi entusiasmi talmente tanto da trascinare chi vi è accanto, non arrendetevi di fronte alle difficoltà, consci che successi e sconfitte si alterneranno sempre. Scambiatevi idee e opinioni con i vostri coetanei, ma se potete, fatelo di persona guardandovi negli occhi, ridendo, piangendo, abbracciandovi, insultandovi, amandovi, arrabbiandovi, sognando! Usate la ragione e la logica quando servono, ma di tanto in tanto abbandonatevi alle emozioni più pure e forti che sgorgano dal vostro cuore come l’acqua più limpida che scaturisce dalla madre terra. Sfruttate tutti gli strumenti che il progresso ci mette a disposizione senza dimenticare che noi siamo parte della natura in cui viviamo. Sono queste le peculiarità più belle della nostra umana essenza, gli intrecci tra ragione ed emozione, e fede per chi crede. Andate avanti per la strada intrapresa consci che non sarà diritta e asfaltata, ma se avete l’entusiasmo e la voglia, e per chi crede in Dio la fede, saprete resistere alle buche che incontrerete. Andate avanti per la vostra strada giorno dopo giorno, ma senza fretta e iniziate ogni mattina ripetendo la frase incisa sulla cella di Sant’Antonio Abate “oggi ricomincio”, perché per quanti progetti abbiate immaginato già realizzati nel vostro futuro, ogni mattina dovrete ricominciare, ma con l’esperienza del giorno prima.

Alessandro Cavallo.

 

MONASTERO Mater Dei di Nampula (casa Nazarè)

 

[Notiziario pasqua 2019]

Abbiamo ricevuto recentemente notizie del monastero e dei loro orfani. Il ritardo delle notizie era causato dal periodo di malattia della madre Juliana, responsabile dell’orfanato dei piccoli e dei grandi. 
L’inizio dell’anno scolastico, l’organizzazione dei turni scolastici, del materiale occorrente, dei documenti per l’iscrizione di ciascun alunno, dei colloqui con il direttore scolastico e l’organizzazione del trasporto dei ragazzi alla scuola distante 20 km., hanno assorbito ulteriormente il suo tempo già limitato dallo stato di salute.
La famiglia degli orfani conta circa 130 bambini dai pochi mesi a 18 anni.

Poiché avevamo inviato la cifra di 5.000 euro per la costruzione della nuova casa per gli orfani, la madre commossa ha  ringraziato dicendo che il nostro aiuto è stato provvidenziale perché i lavori erano stati bloccati per mancanza di fondi.
Ora la casa è stata ultimata ed attendiamo le foto che ce la mostreranno.
In attesa ci ha inviato le fotografie che ritraggono la casa in costruzione, un gruppo delle bambine più grandicelle e la cappella dedicata alla Madonna del Sorriso apparsa ai bambini più piccoli circa una decina d’anni fa. 
Essi ricambiano con riconoscenza l’aiuto, assicurando la loro preghiera per tutti i benefattori.

 

 

[Notiziario agosto 2019]

Il Monastero “Mater Dei “ delle Serve di Maria, situato nella provincia di Nampula (confinante con quella di Cabodelgado) che accoglie, come sapete, orfani e bambini di strada sottratti ai rapimenti che da anni avvengono in queste zone rurali, ha subito un assalto notturno da parte di un gruppo di criminali intenzionati a rapire qualche bambino.
Le grida delle suore e dei bambini hanno attirato l’attenzione dei vicini, che sono accorsi in aiuto riuscendo a far fuggire i rapitori.
Più volte in passato la casa dei bambini è stata oggetto di furti di materassi, di utensili vari, pur essendo circondata da un alto muro.
Non era mai accaduto un fatto simile, che speriamo costituisca un caso unico.
Purtroppo la squadra di polizia, che vigilava di notte sul monastero, è stata tolta dall’amministrazione locale.
Ciò ha facilitato un gruppo di criminali a giungere indisturbato alle case del monastero situate a poca distanza l’una dall’altra ai piedi di tondeggianti colline calcaree.
Evidentemente la Madonna veglia su questi bambini!!!

 

 

LAR IRENE STEFANI

[Notiziario Pasqua 2019]

Il convitto per studenti, “Lar Irene Stefani” di Montepuez, sta riprendendo vita.
Col nostro aiuto sono stati rifatti gli scoli dei bagni e docce che contavano parecchi anni ed avevano urgente necessità di essere rinnovati. Le studenti del Lar ora sono una trentina. Frequentano regolarmente le scuole superiori e l’università, accompagnate saggiamente dalla responsabile del Lar, Rosa Amido, succeduta all’indimenticabile sr. Luisa Amalia.

Recentemente le studenti hanno voluto deporre una croce sul tumulo della loro “Mamma” compiendo un pellegrinaggio di 400 Km. al luogo ove Ella giace, Mituque, nel Niassa. Ai piedi della grande montagna, sulla cui cima sorgono villaggi, un lago ed una diga che fornisce acqua alla città di Cuamba, le spoglie di sr. Luisa Amalia erano state deposte in fretta  a causa del grande calore di quei giorni. Lontana dalla sua  terra d’origine, l’Italia, lontana dal suo luogo di missione ove aveva effuso tutto il cuore, è stata però sepolta nella sua prima missione, come se un anello si chiudesse. Le sue figlie però non la dimenticano e non hanno lasciato che il suo tumolo non avesse il segno del loro affetto.

[Notiziario agosto 2019]

Il convitto per studenti povere “Irene Stefani” di Montepuez vive con impegno il suo cammino per continuare il progetto di promozione della donna,  tenacemente voluto dalla defunta sr. Luisa Amalia, pur dovendo affrontare ogni giorno le sfide che la situazione sociale presenta in questo tempo. Infatti nel distretto di Cabodelgado negli ultimi decenni sono stati scoperti giacimenti enormi di petrolio, di metano e di preziosi.

Questa incomparabile ricchezza, che avrebbe potuto  essere una grande risorsa contro la povertà, è diventata la causa di gravi drammi per la popolazione. Multinazionali, organizzazioni criminali, terrorismo islamico, hanno preso di mira questo territorio. Da circa un anno stanno avvenendo massacri ingiustificati di gente inerme, assalti notturni ai villaggi incendiati, uomini, donne e bambini massacrati indiscriminatamente, imboscate sulle strade, seminando terrore nella popolazione che non sa come difendersi da questi sconosciuti nemici tragicamente chiamati “tagliatori di teste”.

Ufficialmente il governo non ne parla, ma su tutte le reti stradali principali  si trovano posti di blocco ad ogni  20 km. per controlli molto scrupolosi a veicoli, persone e merci.

Purtroppo la fitta boscaglia permette nascondigli incontrollabili ed un facile accesso nelle ore notturne ai villaggi più sperduti.

Si pensa che il piano di questi criminali sia quello di costringere la popolazione ad abbandonare la loro terra per impossessarsene con la forza a suon di massacri. Ora che la ricchezza del suolo mozambicano è conosciuta da ogni parte accorrono avvoltoi pronti a divorare le risorse del Mozambico. Cessato il conflitto Frelimo-Renamo, causa di decenni di sofferenze e morti, sorge ora una grave minaccia che rischia di paralizzare nuovamente il paese sulla pelle della povera gente

La città di Montepuez si trova nel crocevia delle strade principali della provincia di Cabodelgado.

Il convitto è situato a pochi passi dalla sede della Polizia locale,  attaccata spesso in passato, essendo questo un punto strategico per impedire alle milizie di muoversi.  Le ragazze devono essere accompagnate specialmente nelle ore serali quando tornano dalla scuola o dall’università situata a 20 km.

In questo clima di insicurezza il Lar non può mandare le ragazze nei campi che esse lavorano a turno per il loro sostentamento. Per questo motivo il convitto abbisogna ancor più di aiuto. Grazie alle vostre donazioni speriamo di riuscire ancora a sostenerlo.

La promozione della donna  in Mozambico  rappresenta una priorità molto importante per l’emancipazione della società rurale, che costituisce ancora il 70% della popolazione totale.

 

 

[Notiziario Pasqua 2019]

Cercando di anticipare il periodo delle piogge ormai imminenti a fine ottobre sono iniziati i lavori per la riparazione del tetto, modificandone l’inclinazione, riparando le crepe, rinnovando le travi  ormai corrose.
Si è proceduto alla copertura con le lastre acquistate in due tempi per insufficienza di fondi ma grazie alle vostre generose donazioni la copertura è stata ultimata con soddisfazione.

Questo primo intervento è stato il più urgente innanzitutto per evitare che  le piogge copiose di questo periodo peggiorassero la situazione. 
Il tempo delle piogge è una benedizione per i campi che assicurano gli alimenti fondamentali, ma quando esse sono eccessive provocano danni enormi per le coltivazioni che vanno perdute, per le capanne di fango che vengono portate via dalla furia delle acque, per il degrado delle strade che divengono impraticabili corsi di fango bloccando per mesi la circolazione dei mezzi più pesanti. 
Purtroppo un tale evento catastrofico si è verificato anche in questi giorni. Il disastroso ciclone Idai, che avrete visto nei mass media, ha devastato una vasta area del Mozambico, estendendosi anche allo Zimbabwe e Malawi.
 Con sollievo abbiamo appreso che fortunatamente la zona dell'Infantario è stata risparmiata, trovandosi a circa 400 km più a nord.
L’aver messo in sicurezza la copertura dell’edificio fa sperare che anche in tali eventi catastrofici possa avere  buona tenuta per la sicurezza dei bambini e per evitare ulteriori spese.


[Notiziario agosto 2019]

La prima bella notizia è arrivata dalle Suore Immacolata Concezione di Cuamba. Grazie agli aiuti che abbiamo inviato l’Infantario ha potuto riaprire le porte all’accoglienza degli orfani della zona. Ad oggi sono 12: 2 coppie di gemelli: 2 maschietti di 18 giorni e 4 femmine di 40 giorni al momento della loro entrata, un bambino di 6 mesi. Altri 5 hanno dai 2 ai 6 anni.
Possiamo immaginare quante attenzioni richiedano i neonati nella loro delicata fase di vita: molte preoccupazioni per la loro sopravvivenza e numerose spese: latte in polvere, indumenti, cure sanitarie, frequenti controlli dal pediatra presso l’ospedale di Mecanhelas a 45 km., combustibile per i viaggi...
Per il momento sembra che i piccoli crescano bene.
Le suore con l’aiuto di due donne li assistono con amore e dedizione alternandosi per la notte.
La Superiora ha comunicato dettagliatamente l’impiego del denaro inviato per la ristrutturazione ed ha inviato le fotografie dei bambini. Ha espresso più volte la loro gratitudine a quanti hanno contribuito a far rinascere questa struttura estremamente necessaria per la zona poverissima del sud del Niassa, ove la mortalità delle giovani mamme (parto, Aids, malattie varie) è sempre, purtroppo, ancora frequente.

Quest'anno il campo estivo AMMP si è svolto nella struttura di Limone Piemonte.
Come ogni anno scegliamo un tema per coinvolgere ragazzi e adulti, per creare giochi e attività.
Il tema del campo di quest'anno è stato il riciclaggio del materiale plastico per educare i ragazzi alla responsabilità del rispetto ambientale.
I ragazzi attraverso queste attività sotto forma di giochi ludici vogliono arrivare a dare un messaggio ai bambini per educarli al rispetto della natura e per un  ambiente che sarà il loro futuro.
Noi come Associazione Cattolica cerchiamo di iniziare la giornata con una preghiera di lode al Signore con la presenza di un sacerdote che è a disposizione dei ragazzi e noi adulti.
Grazie a questa preziosa presenza abbiamo la possibilità di avere la Messa tutti i giorni.
I nostri volontari sono persone che arrivano da altre sedi della AMMP e si adoperano dove c'è più bisogno, esempio pulizie, cucina e varie per far sì che il campo estivo possa funzionare nel miglior modo possibile.
È molto bello vedere come tra i volontari, che la maggior parte sono nonni e genitori che possono dedicare del loro tempo nel volontariato, si instaura anche un rapporto di affetto con i ragazzi.
Nel campo di quest'anno abbiamo avuto ospiti 110 ragazzini, 20 animatori e 15 adulti per i vari servizi del campo.
La prima domenica del campo estivo sono scesi i genitori per condividere un pranzo con i loro ragazzini, per un totale di 360 persone. È stata una giornata molto allegra con non poche difficoltà di organizzazione ma che comunque è riuscita brillantemente.
Il campo si è concluso con la voglia di ritrovarsi il nuovo anno con migliori servizi e idee nuove che serviranno per portare a casa un messaggio di fratellanza e speranza per tutti.

In fede,

Roberto Di Dio.

 

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Ecco il racconto di Roberto Di Dio, vicepresidente AMMP (sopra in foto con don Kreso):

"Insieme ad alcuni ragazzi del gruppo giovani AMMP ci siamo recati da don Kreso a Mostar (in Bosnia Erzegovina, dove è attivo il progetto AMMP "Mir i radost"), per condividere esperienze formative diverse tra animatori italiani ed animatori bosniaci.

La partenza è avvenuta il 24 giugno. 

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Si è trattato di un importante scambio formativo a livello di didattica ed attività: le giornate avevano inizio alle ore 8,30 con il ritrovo in parrocchia: don Kreso riuniva tutti ed iniziava a recitare una preghiera molto bella. Si trattava di un inno, una preghiera cantata alla quale partecipavano tutti.

Alle ore 9 vi era il ritrovo al campo sportivo. Qui si svolgevano una serie di giochi parrocchiali durante i quali i ragazzi erano suddivisi in sei squadre.

In ciascun gruppo due ragazzi ammp si integravano come animatori dialogando in inglese.
In questo modo tutti erano partecipi dell'animazione della giornata, a parte il primissimo giorno che è stato di osservazione.
Anche noi abbiamo raccontato loro come organizziamo i nostri campi estivi e gli abbiamo insegnato un gioco che facciamo sempre.

I ragazzi bosniaci hanno capito che la nostra tipologia di lavoro è più impregnata nella didattica e i nostri ragazzi hanno percepito la grande fede che anima la parrocchia di Mostar: possono sbagliare un gioco, possono far male un attività, ma camminano con una fede che li muove e va al di sopra delle conoscenze.

Ci siamo anche dedicati a viaggi culturali all’interno della Bosnia Erzegovina.
Abbiamo visitato Sarajevo e su richiesta dei ragazzi ci siamo anche recati a Medjugorje.
Qui siamo stati alla Croce Blu ed alla Parrocchia di S.Giacomo.
Per molti era la prima volta. Chi lo desiderava ha potuto dedicarsi a brevi momenti di preghiera personale e collettiva."

Igor, volontario del gruppo giovani AMMP racconta: 

"L'esperienza in Bosnia è stata qualcosa di fantastico perchè abbiamo avuto l'occasione di conoscere una cultura nuova, persone nuove e diverse da noi potendo osservare come riescono a stare con le altre persone e come vivono la religione.

Ci hanno raccontato le loro difficoltà nel doversi rialzare dopo la guerra.
Tu che vivi in Italia pensi di avere dei problemi, quando invece andando là scopri che i tuoi problemi sono niente in confronto.
Devo essere sincero questo è un viaggio che proporrei a tutti perchè ti apre a nuovi orizzonti.
Don Kreso è una persona che si da veramente tanto da fare, anche con la costruzione della nuova chiesa. Hanno molta forza in Bosnia in confronto a noi!"

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Alla fine di questa esperienza, d'accordo con don Kreso si sta pensando di poter collaborare con un interscambio invitando i ragazzi più grandi di don Kreso a venire qui a Torino riprendendo il movimento "gruppo giovani BIOS".

 

BIOS: DI COSA SI TRATTA?

Ce lo spiega Laura Pignatiello, che fu il primo animatore AMMP :

"BIOS nasce nel 2002 a seguito di una serie di incontri che abbiamo avuto con don Kreso a Mostar. Questo progetto è partito con AMMP, ai tempi ancora "Comitato Maria Madre della Provvidenza", ed il desiderio oggi è di poterlo ricostruire con il gruppo giovani AMMP, le famiglie, i bisognosi e quello che verrà.

Si tratta quindi di un gemellaggio e sostegno formativo con la città di Mostar.

Nasce come movimento giovanile per aprirsi agli altri, per aiutare gli altri e per “altri” ci riferiamo a TUTTI: che siano famiglie, giovani o bisognosi.

L’acronimo richiama una frase croata " Biti i ostati svoj" che vuol dire Essere e restare se stessi”.
 
BIOS è un movimento della gioventù cattolica che ci ha visto coinvolti in una serie di campi che abbiamo fatto dal 2002 in poi e che va avanti ancora adesso perché comunque le famiglie si sono formate e ci sono i figli di coloro a cui abbiamo fatto volontariato a Mostar, anzi più che "volontariato" direi "possibilità": possibilità di fare del Bene e di ricevere veramente del Bene.
 

BIOS vuol dire formare e custodire un’identità personale, un’identità spirituale e morale che ognuno di noi ha dentro di sé, aprirsi verso gli altri, quindi cercare di evangelizzare i principi fondamentali di un’esistenza insieme, difendere i valori del matrimonio e della famiglia ovvero dedicarsi all'apostolato, alla preghiera, all'eucarestia ed all'annuncio.

Il principio fondamentale di questo movimento è contenuto in due comandamenti di Gesù: “Prendi il largo” (oggi diciamo in greco “Duc in altum”) richiamando la testimonianza di Gesù che prendendo il largo ha pescato i pesci e“Mi sarete testimoni".

 

BIOS nasce per aiutare i giovani a creare un’identità, nasce per creare dei legami, per stare insieme e scambiarci delle emozioni.

Avevamo detto a don Kreso che per noi era fondamentale rendere indissolubile questo legame che prima era una conoscenza, poi è diventata una bellissima amicizia ed oggi ci definiamo una famiglia perchè con i ragazzi di Mostar condividiamo tantissimi momenti. Ci sono delle storie molto molto belle dietro: un paio di loro sono diventati sacerdoti, altre sono entrate in convento, tutti gli altri si sono sposati a parte l’ultimo che si sposerà tra pochi mesi e quasi tutti sono diventati genitori."

 

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Erano in 27 i partecipanti all’ottavo incontro di formazione sulla Divina Volontà tenutosi sabato 8 giugno presso la sede ammp di Buronzo “Oasi Casa Betania”. 

 

Riportiamo le testimonianze di tre persone che vi hanno partecipato:

⭐️“Volevo ringraziare il Signore per averci donato una giornata piena di grazia come quella di ieri .....momenti d'insegnamento molto profondi con don Marco e di preghiera molto intensa con lo Spirito Santo che ci ha accompagnato e guidato per tutto il pomeriggio.
Un grazie a Rita per l'accoglienza sempre molto fraterna e aggiungerei "francescana" anche se siamo benedettine......
Ringrazio la Madonna per averci donato una casa spirituale dove si sente la Sua presenza a guidare il tutto”

⭐️“ [...] Ringrazio tutto quello che fa il Signore per tutti noi. Tocca i nostri cuori e ci raccoglie in ogni angolo della strada per portarci a Lui. Ringrazio della bella giornata che ho trascorso ieri con voi. Sono contenta di aver rivisto Rita dopo molti anni e sono contenta per quello che ha dato il Signore a questa sua figlia.”

⭐️“ Ringrazio per il ritiro spirituale di ieri da Ritasoprattutto la gioia della pace e dell'amore che circolava tra tutti NOI....La forza dello spirito Santo... felicissima di aver conosciuto nuove sorelle nella fede”

 

[In Foto alcuni dei partecipanti] 

 

 

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I- Buongiorno Bruno. L’8 maggio del 2001 rappresenta una data importante per AMMP... vuoi dirci qualcosa di più?

B-Ciao! Sì, in questa data abbiamo effettuato la trasformazione del comitato Maria Madre della Provvidenza in una associazione (ONLUS). Possiamo quindi affermare che l'8 maggio di diciotto anni fa nasceva AMMP!

 

I-Che cosa vi ha condotto a questa scelta? 

B-Abbiamo effettuato questo cambiamento per due motivi principali: il primo riguarda la possibilità di poter ampliare le nostre attività rivolte ai poveri aprendo anche altre sedi operative, così come poi è stato e continua ad essere grazie all’esistenza delle nove sedi AMMP.

Inoltre ritenevamo fosse di grande importanza poter permettere la deducibilità o detraibilità fiscale a coloro che desideravano sostenere i nostri progetti con le loro donazioni. 

I- Una scelta quindi ben motivata che si è dimostrata vincente! Ci racconti qualche dettaglio di quel giorno?  

B- Tutto è avvenuto a Torino, in Corso Duca degli Abruzzi 27, nello studio del notaio Mario Quirico che ha sempre seguito l’Associazione.
Oltre alla mia presenza in qualità di legale rappresentante hanno partecipato il sig. Valente Pasquale, Cerea Vioglio Italo in quanti vicepresidenti; Curcetti Don Claudio come segretario, il sig. Colombotto Giorgio come tesoriere ed i consiglieri Ostorero Paolo, Ricaldone Eugenio, Borgarello Gianfranco, Pignatello Laura, Calgaro Marco. 

Eravamo in tanti e tutti avevamo molti impegni lavorativi e famigliari, ma il desiderio di metterci a servizio dei più bisognosi non faceva sentire la stanchezza! 

I- L'8 maggio è una data particolarmente importante anche per un altro motivo: una bella coincidenza casuale o forse una straordinaria DIOincidenza! Hai voglia di parlarcene?

B- Proprio così. L'8 maggio si festeggia anche la Beata Vergine del Rosario di Pompei. Io ho affidato completamente a Lei AMMP. La mia devozione alla Madonna è un tratto che mi accompagna fin da quando ero bambino e che desidero coltivare ogni giorno. La Madre di Gesù benedica sempre i nostri progetti e le nostre iniziative!


I- In conclusione, possiamo dire che AMMP ha appena compiuto 18 anni! Quali prospettive per il futuro? 

B-AMMP vuole sempre più essere un segno di speranza per tante famiglie e persone sole che lottano quotidianamente contro la miseria e la disperazione.

 

 

Le raccolte alimentari rivestono una grande importanza per la nostra associazione. Queste rientrano nel progetto “I cinque pani”  e sono nate al fine di sostenere le parrocchie che devono far fronte ad un numero sempre maggiore di famiglie da dover aiutare. AMMP si assume tutte le spese economiche dei volantini, dei manifesti, dei mezzi di trasporto ecc... e si occupa di tutta l’organizzazione dei volontari, della raccolta, degli accordi con i supermercati, del trasporto e dello smistamento dei pacchi viveri.

Tra questi poi alcuni vengono distribuiti direttamente alle famiglie seguite personalmente da noi, mentre altre vengono cedute alle parrocchie che provvedono a farli giungere alle altre famiglie. 

Le principali raccolte alimentari AMMP effettuate nell’arco dell’anno sono quelle del mese di Febbraio, Maggio ed Ottobre.

Il 4 di questo mese si è tenuta la seconda raccolta alimentare di quest’anno. Questa ha visto la partecipazione di 584 volontari. Questo numero comprende sia i volontari delle parrocchie che i volontari AMMP in cui rientra  come sempre la preziosa presenza del gruppo giovani AMMP, che ha svolto servizio nel supermercato di Corso Rosselli ed in quello di Collegno. 

La raccolta si è svolta in cinquanta supermercati nei comuni di Torino, Giaveno, Leinì, Nichelino, Chieri, Alpignano, Collegno e sono stati raccolti 27.480 kg di alimenti! 

 

Grazie a tutti i volontari che hanno prestato il loro servizio ed a tutte le persone che hanno partecipato! 

 

(In foto: a titolo di esempio un pacco distribuito ad una famiglia)

 

 

Il progetto “Oasi Casa Betania” della sede AMMP di Buronzo (VC) vuole offrire a persone in difficoltà l'occasione giusta per ricaricare le batterie in un ambiente molto familiare. Il progetto consiste nel dare la possibilità a uomini e donne di potersi ritagliare uno spazio proprio di preghiera e meditazione e così fermarsi a riflettere sul significato della vita interiore.

Un'attenzione particolare è rivolta alla spiritualità di Luisa Picarreta, motivo per cui quest'anno sono stati organizzati alcuni incontri formativi sulla DIVINA VOLONTA'.

Agli incontri partecipano una ventina di persone.

Questi sono guidati dal sacerdote don Marco Cannavó, vissuto per una decina di anni in Puglia a contatto diretto con la storia e la spiritualità di Luisa Picarreta. Egli ora vive a Milano e segue vari gruppi che si ispirano alla Divina Volontà. 

Gli incontri hanno inizio alle ore 9:00 con l'accoglienza e le lodi mattutine. Alle ore 9:30 ha inizio la meditazione sui volumi degli Scritti ed il dialogo. Alle ore 12:00 vi è la celebrazione eucaristica seguita dal pranzo delle 13:00. Alle ore 15:00 vi è la recita della Coroncina della Divina Misericordia e l'Adorazione Eucaristica. Alle ore 16:30 si inizia a recitare il Santo Rosario.


L'ultimo incontro è stato Sabato 11 Maggio 2019; si è concluso alle ore 17:30 ed ha visto la partecipazione di 16 persone. Il prossimo incontro (l'ottavo) sarà SABATO 8 GIUGNO 2019.

Il luogo aiuta davvero a vivere la preghiera immersi nella pace e nella concentrazione, come possono testimoniare queste foto:


 

 

Appuntamenti

Dom Nov 24 @09:00
INCONTRO DI PREGHIERA sede di Buronzo
Appuntamenti Ammp
Gio Nov 28 @15:00
CENACOLO DI PREGHIERA 4° DOMENICA DEL MESE
Appuntamenti Ammp
Gio Dic 05 @18:30
"Finanza, sostenibilità e solidarietà"
Appuntamenti Ammp
Sab Dic 07 @09:00
QUARTO INCONTRO FORMATIVO DIVINA VOLONTÀ
Appuntamenti Ammp
Dom Dic 08 @09:30
Incontro annuale dei volontari AMMP
Appuntamenti Ammp

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