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Vangelo
Mc 12,38-44
 
Questa vedova, nella sua povertà, ha dato tutto quello che aveva.
 
+ Dal Vangelo secondo Marco
 
In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. 
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Parola del Signore.
 
Omelia
Commento di don Fabio Rosini
 
 
 

 

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 12,28-34

Amerai il Signore tuo Dio. Amerai il prossimo tuo.

 

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 

Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». 
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». 
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

 

OMELIA DI DON LUIGI MARIA EPICOCO

La priorità di ogni scala

 

 
+ Dal Vangelo secondo Marco
 
Mc 10,46-52
 
 
Rabbunì, che io veda di nuovo!
 
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». 
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
Parola del Signore
 
 
Omelia di mons. Roberto Brunelli ricavata dal sitohttp://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20181028.shtml :

Agire, anzi pensare come farebbe lui


Larga parte dei vangeli è costituita dal resoconto dell'attività taumaturgica di Gesù, chiara espressione da un lato della sua divinità (chi può compiere miracoli, se non Dio?) e dall'altro della sua speciale attenzione a chi si trova in difficoltà.
A volte i vangeli riassumono tale attività, riferendo collettivamente che nel tal posto, o in una certa circostanza, egli guarì molti storpi, sordomuti, ciechi, lebbrosi etc. In altre pagine invece i vangeli si soffermano a narrare singoli episodi, talora anche, almeno all'apparenza, ripetendosi. Ma non è così, perché ogni volta varia il contesto, variano i particolari, con l'effetto di dare alla vicenda una sua propria fisionomia, un suo speciale significato. Lo esemplifica il brano odierno (Marco 10,46-52), a prima vista non diverso da altri: la guarigione di un cieco, che qui presenta più di una singolarità.
E' inusuale, per cominciare, che del beneficato si riferisca il nome (Bartimeo, che significa figlio di Timeo), precisando che si tratta di un mendicante di Gerico, il quale, sentendo che stava passando Gesù, gli chiede aiuto, chiamandolo a gran voce: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!" Figlio, cioè discendente, del grande re Davide: attribuirgli questo titolo significava riconoscerlo come il Messia, il salvatore promesso; rivolgersi a lui non perché restaurasse l'antico regno (come tutti ritenevano fosse il compito del Messia) ma per chiedergli aiuto nella sua personale sventura, significa che il cieco aveva capito Gesù molto meglio dei suoi conterranei. Radicati nella loro concezione del Messia, gli abitanti di Gerico che attorniano Gesù non ammettono un suo attardarsi a risolvere un singolo caso, grave per il diretto interessato ma del tutto marginale nel piano grandioso cui ritengono egli debba dedicarsi: per questo cercano di zittire il povero Bartimeo. Non Gesù, il quale anzi si ferma, lo fa' chiamare, lo risana e lo congeda sottolineando la ragione del suo intervento: "Va', la tua fede ti ha salvato".
Lo congeda: ma l'interessato non se ne va; anzi, altro particolare inconsueto, "lo seguiva lungo la strada". Proprio questo particolare ha suggerito, a tanti che nei secoli hanno commentato l'episodio, di leggerlo anche in chiave simbolica, come uno specchio della vita di chiunque diventi cristiano e da cristiano intenda regolarsi. L'uomo, creato da Dio ma offuscato dal peccato, spiritualmente è cieco, e della sua menomazione può guarire soltanto con la fede che lo porta a invocare il "Figlio di Davide", il Salvatore. Una volta guarito, poi, per non tornare alla condizione precedente deve seguire Gesù lungo la strada della vita. Ecco: la "sequela Christi" (così l'hanno chiamata i santi e i teologi), cioè l'andare dietro Gesù, è lo stile di vita proprio di chi da Cristo prende il nome di cristiano.
Se poi ci si chiede che significhi, come si concretizzi l'andare dietro Gesù, la risposta è chiara: significa riconoscere lui come maestro e salvatore, come guida dei nostri passi, come meta del nostro cammino. Significa imitare lui; nelle varie circostanze della vita, comportarsi come lui. In proposito può sorgere il dubbio che sia impossibile, perché da allora il mondo è cambiato: lui non aveva l'automobile né la televisione, non navigava in internet, non doveva affrontare i vantaggi e i rischi del mondo globalizzato. E' vero, ma a ben guardare non sono cambiate per nulla le dinamiche di fondo: oggi come allora gli uomini aspirano alla felicità, e ciascuno continua a trattare i propri simili o con egoismo o con amore. E proprio di queste dinamiche perenni egli ha parlato, è su questo che ci ha lasciato se stesso come modello. Vivere da cristiani dunque significa chiedersi ogni giorno, ogni momento: se lui fosse qui, ora, al posto mio, farebbe ciò che io sto per fare? Direbbe ciò che io sto per dire? Penserebbe quello che penso io? Se la risposta è no, è ovvio che chi deve cambiare non è lui.

Vangelo
Mc 10,35-45
 
Il Figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti.
 
+ Dal Vangelo secondo Marco
 
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». 
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Parola del Signore.
 
Omelia
Commento di don Fabio Rosini

 

 
+ Dal Vangelo secondo Marco
 
Mc 10,17-30
Vendi quello che hai e seguimi.
 
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». 
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».
 
 
COMMENTO AL VANGELO DI DON FABIO ROSINI RICAVATO DAL SITO 

È IN CRISTO LA VITA CHE CERCHIAMO

L’uomo che supplica Gesù di poter ereditare la vita eterna rappresenta tutti coloro che cercano vita ma non l’hanno trovata. Anche se hanno fatto tutto quel che dovevano fare e hanno osservato ogni regola.

C’è una generazione – ormai molto matura – di persone cresciute a senso del dovere, che si sono sacrificate per tutta la vita. Eppure molti non l’hanno trovata, o almeno non hanno mostrato di averla. La maggior parte di loro ha incarnato un cristianesimo fatto di obblighi che non ha convinto le generazioni successive. Tanta gente buona che ha visto i figli uscire dalla Chiesa, perché quel che loro offrivano non interessava.

C’è stata poi, esattamente 50 anni fa, una generazione inquieta che ha cercato la vita ovunque, distruggendo tutto, dandosi licenza di fare ogni cosa, combattendo frontalmente il senso del dovere. E ci siamo ritrovati – giovani o vecchi – senza la vita autentica ma solo tanti sensi di colpa oppure tanta confusione.

In questo Vangelo ci è svelato quel che manca, quel che non abbiamo, che poi è ciò che veramente conta.

Gesù guarda intensamente questo uomo, lo vede per quel che è, e lo ama. Non è uno sguardo elitario, è il puro e semplice rapporto che Gesù instaura, l’unico che ha con le persone: le ama, perché le vede. Lui ha la vita, Lui è la vita; ma come può condividere la sua vita con noi? Semplice: chiede di entrare nella sua esistenza. E dice a questo uomo: lascia tutto e seguimi.

Ossia: ho visto che non hai vita, ho visto che tu, come tutti, non puoi fare niente di tuo per darti l’eternità che cerchi. Anche il migliore di voi, quello più coerente, quello più fedele e tenace e costante fin dalla giovinezza come te, non arriva ad altro che alla vita che già ha, una vita che finisce, cui manca sempre qualcosa. Non può che essere così, perché non c’è qualcosa da “fare”, quel che vi manca sono io, di avermi e di essere miei, di darmi tutto perché io vi dia tutto. E il “mio” è cento volte quel che potete lasciare voi.

«Lascia tutto e seguimi!». Il Vangelo lo dice a tutti: lascia tutto e segui Cristo.

GIOCARSI TUTTO.

Questa non è una parola per gente speciale, questo succede a tutti. Se Dio ti concede di poter amare una donna, ti sta chiedendo: giocati tutto per lei, non mettere parentesi, perché il sacramento del matrimonio è una chiamata a seguire il Signore; e se permette una malattia, abbandonati, non ti difendere, perché ogni malattia in realtà è una missione. E se ti ha donato un figlio, molla ogni cosa per lui, perché la paternità è la natura di Dio.

E riceverai cento volte tanto. Avrai il suo amore, che vince la morte, che è l’eternità. Qui non si tratta di esserne capaci, ma, semplicemente, di staccare le grinfie dalla nostra vita. E non per essere poveri, ma ricchi. Perché la vita che lasciamo è sempre piccola, mentre la Sua è immensa.

Cristo non ci chiama alla povertà ma alla vera ricchezza. «Va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo». Questa non è indigenza ma abbondanza sconfinata. È questa la vita che cerchiamo.

 

 

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