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DOMENICA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 

LECTIO DIVINA DELLA COMUNITA' MONASTICA DI PULSANO ricavata dal sito: https://www.cercoiltuovolto.it/vangelo-della-domenica/lectio-divina-di-domenica-27-maggio-2018-comunita-di-pulsano/

 

È inutile cercare nell'Antico Testamento una rivelazione precisa della Trinità: il monoteismo rigoroso del popolo eletto rendeva impossibile qualsiasi scoperta in questo senso. Tuttavia, proclamando l'esistenza di «un solo Dio», Israele non ha mai pensato a «un Dio solo», un Dio solitario. Fin dai tempi più antichi l'ha sempre percepito come un Dio in dialogo: col mondo, con l'uomo, col popolo in cui era presente per mezzo della sua alleanza. 

È a partire dalla persona di Gesù risorto che il Nuovo Testamento ha intuito il mistero della vita intima di Dio. «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra». Riflettendo su questa parola del figlio dell'uomo, la Chiesa primitiva ha compreso che Dio, risuscitando Gesù e innalzandolo alla sua destra, lo stabilisce al di sopra di ogni creatura e ha riconosciuto lo stretto legame che unisce Gesù a «colui che dà vita ai morti», la sua uguaglianza con Dio. Il battesimo farà compiere il passo decisivo dalla professione di fede nel Dio unico e nel Cristo signore alla confessione trinitaria propriamente detta. La caratteristica essenziale del battesimo cristiano, infatti, è quella di essere un battesimo nello Spirito, in cui si afferma che la fede nel Padre e nel Figlio non può essere proclamata che nello Spirito. Così il battesimo nel nome di Gesù diventa a poco a poco il battesimo «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo»: la Chiesa ha compreso che la vita e l'opera di Gesù sono, in definitiva, l'opera e la vita del Padre nello Spirito. Sulle orme degli apostoli, i cristiani continuano a radunarsi per prendere coscienza di ciò che sono realmente: la Chiesa nata dalla Trinità, che insegna agli uomini che sono figli di Dio e devono comportarsi come tali.
Il centro dinamico della Rivelazione trinitaria è e resta sempre la Resurrezione del Signore, attraverso la quale «lo Spirito Santo donato dal Padre rivela il Figlio e a partire dalla sua Persona il Figlio rivela il Padre, e donando lo Spirito Santo riporta a Lui». I testi base come Rom 1,4; At 2,32-33.36; Lc 1,35, sono tra i più difficili del N. T. Ma il culmine del N. T. porta sempre verso la pienezza della Rivelazione come grazia: che «Dio è il Padre del Signore nostro Gesù Cristo - nello Spirito Santo» (qui Ef 1,3; 4,4-6; 1 Cor 8,6; 12,3-6 1 Pt 1,3). E se la maggioranza dei testi del N.T consegna ai fedeli la Rivelazione della grazia effusa attraverso la «divina Economia nella storia», essa tuttavia concede a essi anche qualche prezioso "spiraglio", discreto nella sua rarità, attraverso cui intuire la Vita divina intratrinitaria. E la Chiesa ha sempre espresso questo al modo della dossologia, ossia glorificando e celebrando per la grazia dello Spirito Santo.

 
 
Vangelo
Gv 15,26-27; 16,12-15
Lo Spirito di verità vi guiderà alla verità tutta intera.
 
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Parola del Signore

OMELIA DI DON FABIO ROSINI ricavata dal sito https://www.cercoiltuovolto.it/vangelo-della-domenica/commento-al-vangelo-di-domenica-20-maggio-2018-don-fabio-rosini/ :

IL CUORE CI DICE: SIAMO NELLE MANI DEL PADRE

L’opera del Padre non si conclude con la risurrezione di Cristo, ma con il poter vivere secondo la sua risurrezione. Questo è la Pentecoste. Il fatto peculiare della Pentecoste è la straordinaria esperienza di comunicazione: «Come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?». La diversità tra i popoli non è cancellata rendendo tutti omogenei, ma è la capacità di comunicare che supera le barriere. Lo Spirito Santo, che è amore, dà questa capacità di capire e farsi capire.

Tutti riescono a capire nella propria “lingua nativa”, la lingua madre, il linguaggio più vicino al nostro cuore, imparato da bimbi, parte essenziale della nostra identità personale. Gli apostoli parlano nella loro lingua e ogni ascoltatore comprende nella lingua più vicina al suo cuore. Ma ecco il contenuto: «Li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio». Avere notizia delle “grandi opere di Dio” sarebbe il punto. Perché è così importante?

Dice il Vangelo: «Lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.» La verità tutta intera ha una relazione stretta con le cose future. Infatti siamo definiti dalla nostra relazione con il futuro; ogni atto umano è intenzionale e si muove verso qualcosa. Possiamo percepire la vita come un vicolo cieco o come una via che va verso qualcosa di meraviglioso. Se in una persona c’è un cambio nella sua relazione con il futuro questo la trasforma. Una persona angosciata può andare nel pallone, e una persona fiduciosa riesce a vedere il bene anche nella tribolazione.

Diceva san Francesco: «Tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto» – le pene non angosciano chi va verso un bene immenso. La strada che porta alla rovina può essere larga e spaziosa, e la via che porta alla vita può essere stretta e angusta: ciò che conta è l’esito.

SALDI NELLE TRIBOLAZIONI

Quanta gente vive di ansia, e magari dice di avere fede. L’ansia e la fede sono gli opposti l’una dell’altra. E quanti invece restano saldi e procedono in mezzo a mille tribolazioni. C’è chi va in pezzi per una piccola incertezza e chi naviga senza esitare di fronte alla croce. Perché il suo cuore sa qualcosa del suo futuro. Cosa sa? Il suo cuore ha udito parlare nella sua lingua madre «delle grandi opere di Dio».

Cosa c’è davanti a me? Verso cosa vado? Lo Spirito Santo dice: vai verso la Provvidenza. Le opere di Dio.

San Pio da Pietrelcina – parafrasando sant’Agostino – diceva: «Il passato alla misericordia di Dio, il presente alla Sua grazia e il futuro alla Sua provvidenza». Se passato, presente e futuro prendono questo colore, lo Spirito Santo ci sta salvando e iniziamo a vivere la vita di Cristo. Perché tutto è catalizzato dall’opera di Dio: faccio pace con il mio passato perché credo alla misericordia, scopro l’importanza e la potenzialità della grazia di ogni istante, e cammino verso la luce, non verso il buio. Il mio cuore, in lingua madre, mi dice: sei nelle mani di Dio che è tuo Padre.

Dal Vangelo secondo Marco

 

Mc 16,15-20

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. 
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

 

OMELIA DI DON FABIO ROSINI RICAVATA DAL SITO :https://www.cercoiltuovolto.it/vangelo-della-domenica/commento-al-vangelo-di-domenica-13-maggio-2018-don-fabio-rosini/

BISOGNA AVERE IL CIELO NELLE MANI E NEL CUORE

Ascensione di nostro Signore. Salì al cielo e siede alla destra del Padre. Con gli articoli del Credo non si scherza: sono la struttura portante della nostra fede. L’evento finale dell’avventura terrena di Gesù mostra che questa terra non è la destinazione ultima. Non è qui il traguardo. Da questa prospettiva tutto prende una luce diversa.

Consideriamo una cosa: il discernimento su un qualsiasi problema richiede luce sul suo esito finale. Dove ci portano le nostre scelte? Siamo creature intenzionali, qualsiasi cosa facciamo perseguiamo degli obiettivi. Abbiamo vari rischi: possiamo, per esempio, mirare allo scopo giusto ma farlo male e mancare il bersaglio; ma in questo caso possiamo provare a correggere il tiro o ricalcolare il percorso, come fa un navigatore satellitare. Ma se è lo scopo della nostra vita che è sbagliato, allora l’effetto è tragico.

Se do al navigatore l’indirizzo di arrivo errato, non mi porterà mai alla mèta. La mia vita potrebbe essere piena di cose che, una per una, possono anche essere buone, ma sono orientate a un fine fasullo. Si può parlare un perfetto italiano, con buona tonalità e in perfetta postura, e dire anche cose corrette, ma solo per invidia. Come dice papa Francesco: «Il tutto è più delle parti, ed è anche più della loro semplice somma» (Evangelii gaudium 235).

Gesù, pur essendo luce da luce, Dio vero da Dio vero, ha assunto la natura umana. Essendo vero uomo, rivela la mèta autentica dell’umanità: il punto d’arrivo del nostro viaggio è Dio Padre. La nostra ultima patria è il paradiso. Quanti punti di riferimento illusori nella vita! Quante strade false nel nostro viaggio! La festa dell’Ascensione ci dà occasione per fare il punto sui nostri obiettivi: se sono incompatibili con il cielo, c’è da smettere di perderci tempo.

Prima di fare qualsiasi cosa è bene chiedersi: «Quando sarò davanti al Signore, sarò fiero di questa azione o me ne vergognerò?». Quanti errori, quante rabbie inutili, quante impuntature testarde si possono evitare con un pensiero così…

I cristiani, essendo pellegrini verso il cielo, in tutto ciò che fanno, dalle cose più importanti alle più ordinarie, fanno un passo in questo viaggio, sapendo che tutta la nostra storia non si spiega mai veramente se non così.

Il testo di Marco parla dei segni mostrati da coloro che credono al Signore asceso al cielo. Chi sono questi che credono? Chi scaccerà il male? Chi avrà sulla bocca una parola che sa di nuovo? Chi prenderà in mano il serpente antico? Chi sarà intonso dai veleni della cultura di questa generazione? Chi avrà nelle mani una carezza che illumina i sofferenti e ne guarisce il cuore?

Colui che ha il cielo nei pensieri, negli atti, nelle parole, nelle mani, nel cuore.

Nessuna delle cose di questa vita ha il diritto di essere un assoluto, perché questo mondo è troppo piccolo per i cuori che ci sono stati dati! Ognuno di noi è stato progettato per qualcosa di immenso, qualcosa che è più grande dell’universo stesso: l’abbraccio con il Padre del cielo.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 15,9-17

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Parola del Signore

 

OMELIA DI DON FABIO ROSINI RICAVATA DAL SITO https://www.cercoiltuovolto.it/vangelo-della-domenica/commento-al-vangelo-di-domenica-6-maggio-2018-don-fabio-rosini/

L’AMORE DI DIO CERCA LA NOSTRA RISPOSTA

«Amatevi come io vi ho amato», il comandamento nuovo. Roba grossa. Gesù lo collega all’amicizia, vertice – in Giovanni – della relazione tra Gesù e i suoi discepoli. L’amicizia sembra una cosa naturale e spontanea da vivere. Lo è davvero? Dice il Siracide: «Un amico fedele è rifugio sicuro: chi lo trova, trova un tesoro». (Sir 6,14). Non so quanti tesori abbiano trovato i lettori in vita loro…

Gesù dice: «Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando». Che rapporto è mai questo? Un’amicizia a condizione? Gesù dice: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi». Se porta in sé un amore grande come il Padre celeste, perché dunque porre condizioni? E rincara il peso specifico del discorso rivelando: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Nientemeno. Avere dentro di noi la gioia di Cristo. Roba da far esplodere il cuore. Decisamente vale la pena di buttarsi, ma… come la mettiamo con la condizione, siamo amici suoi solo se facciamo quel che ci comanda? E questo vorrebbe dire non essere più servi. Secondo logica, proprio questo è il servo: quello che deve fare quel che gli comandi. Sembra tutto un po’ stonato.

Proviamo a lasciarci trasfigurare da queste parole, come il Vangelo sa fare, se glielo permettiamo.

Spesso, all’inizio di un’amicizia, le parti si muovono a velocità diverse: una persona si apre e l’altra no. Forse ci mette molto a sbloccarsi. La vera amicizia inizia il giorno in cui si prova a fare qualcosa per l’altra persona, andando al suo ritmo, entrando nei suoi gusti, nel suo modo di essere, dribblando con affetto le curve delle sue idiosincrasie, mettendosi dalla sua parte senza calcoli. Allora si “assaggia” l’amicizia. Il fatto è che non apprezziamo veramente l’amore di Cristo per noi solo perché ci ama. Sorpresa: l’amore di Cristo non basta per sé stesso. Perché l’amore di Dio non ci asfalta. Mai visto nessuno essere trasformato dalla grazia senza quel pezzettino che Dio non può mettere se non lo mette l’uomo. Senza la nostra libera adesione Cristo resta lì, alla porta. Bussa, ma non irrompe.

UNA RISPOSTA PERSONALE

Sì, l’amore di Cristo è dolcissimo e vigoroso, e gli aggettivi non bastano. Ma è solo quando rispondiamo al suo amore, che il suo amore cessa di essere un semplice concetto per noi. È quando proviamo a riverberare il suo amore che diventa tutto meraviglioso. Allora sappiamo cos’è la sua amicizia e sperimentiamo la profondità del suo amore per noi. Per capirci: posso essere in mezzo a cinquanta persone che mi amano, ma se io non amo nessuna di loro, sono solo. Allo stesso modo, se Cristo mi ama totalmente, ma non dico di «sì» al suo amore, la vita nuova non entra in me. Resta un’informazione astratta. Cristo cerca la mia risposta, come fanno tutte le vere amicizie. È essenziale che mi smarchi da me stesso e faccia qualcosa che risponda alla tenerezza che mi è stata usata.

È bello nascere, ma far nascere qualcuno è molto più bello.

È tanto bello essere amati, ma amare è molto più bello.

FORMATO AUDIO: https://www.youtube.com/watch?v=D0OZJr0e5jE

 
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
 
 
Gv 15,1-8
 
Chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto.
 
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore
 
 

ACCOGLIERE LA VITA COME DIO CE LA DONA

Sin dalla Genesi l’uomo sente l’appello a portare frutto, a crescere, a lasciar traccia positiva di sé. E si lancia con fatica a cercare di conseguire risultati. Ma chiunque sia un po’ onesto con sé stesso non potrà evitare di ricordare le proprie sconfitte e le proprie sterilità. E anche i nostri successi sfociano spesso nell’insoddisfazione, così frequente nel nostro cuore. Anche se abbiamo fatto tutto quel che volevamo e abbiamo raggiunto quel che cercavamo, siamo incompleti. Ci manca un pezzo.

Abbiamo bisogno di accogliere questa diagnosi che la storia ha dato a ogni svolta, e che ogni autentico contatto con il nostro cuore ci ha ribadito: siamo incompleti, insufficienti, carenti. Noi non bastiamo a noi stessi.

Ma chi ha detto che questo è un errore? Chi ha detto che dovevamo trovare un altro risultato?

Finché aspettiamo di essere completamente autonomi, saremo insoddisfatti di noi stessi, e gli altri sottolineeranno con le loro aspettative la tragedia di questa illusione.

Noi cerchiamo in noi stessi le risposte su noi stessi, ma non sono in noi.

Ecco che gioiosamente, limpidamente questo Vangelo proclama un’altra prospettiva, quella della vita che porta frutto.

Non è un’esistenza autonoma, ma ha le sue radici in un Altro. È la poderosa fecondità di chi “rimane” in Cristo. Il quale è radicato nel Padre.

La vita cristiana non è costruita su energia e qualità proprie. È l’arte di lasciarsi salvare e poter dare tanto perché molto di più si è ricevuto.

La vita si accoglie da Dio, e finché l’uomo cerca la vita in sé stesso getta le basi delle sue tragedie.

Non si vive della propria fragile sostanza, ma della meravigliosa capacità che Dio ci ha donato di poter ricevere la vita da Lui.

Ci sono pseudocristiani che passano il tempo a sbandierare le loro opere e a vantare le loro virtù.

Nascondendo disprezzo per gli altri e ansia per la propria immagine.

Che consolazione quando si riceve la testimonianza di qualcuno che mostra un’opera di Dio, che sveli le sorprendenti vie della Provvidenza, che ci mostri la signoria di Cristo nella sua storia!

PORTARE FRUTTO. Cosa vuoi che mi importi che tu sia bravo? Di questo a me non serve niente. Ma se nella tua esperienza mi sai mostrare la potenza e la misericordia di Dio, questo sì che mi interessa, perché allora Dio può salvare anche me.

Gesù svela il segreto e le strategie del portare frutto: il Padre taglia ciò che è sterile e pota quel che porta frutto.

Dio Padre ci cura con tagli e potature. Assecondare la sua opera è molto più importante che essere capaci di non so cosa.

Abbiamo visto uomini e donne dotatissimi ma involuti in loro stessi, e abbiamo conosciuto persone fragili, difettose o malate, capaci di sbocciare in atti di abbandono che illuminavano il mondo.

Accogliere la vita come Dio ce la dona è più fecondo di mille opere di produzione propria.

Ci sono persone grandiose svanite dalla memoria, e c’è una ragazza umile e povera che dice: «Avvenga per me secondo la tua parola».

E quanto è benedetto il frutto del suo seno!

Appuntamenti

Ven Giu 01 @08:00
RITIRO SPIRITUALE A SAN GIOVANNI ROTONDO
Appuntamenti Ammp
Ven Giu 08 @19:30
CENA CON DELITTO
Appuntamenti Ammp
Ven Giu 15 @08:00
Pellegrinaggio a Medujugorje - sede di Sant'Angelo Lodigiano
Sant'Angelo Lodigiano
Mer Ago 01 @08:00
Festival dei Giovani a Medjugorje
Sant'Angelo Lodigiano
Lun Ago 27 @08:00
Pellegrinaggio in Terra Santa e Giordania
Appuntamenti Ammp

RICHIESTE D'AIUTO

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