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+ Dal Vangelo secondo Luca
 
Lc 6,39-45
 
La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: 
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. 
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».
 
Parola del Signore
 
 
 

COMMENTO DI DON FABIO ROSINI ricavato dal sito https://www.cercoiltuovolto.it/don-fabio-rosini/ :

DISCEPOLI DELL’AMORE SCONFINATO DI DIO

«Ogni albero si riconosce dal suo frutto». L’abside della basilica romana di San Clemente (XII-XIII sec.) presenta la Chiesa come una rigogliosa pianta di vite che si dipana in tralci che partono dalla croce di Cristo. Ogni tralcio porta un frutto che rappresenta uno dei doni che si incarnano, organicamente, nei vari cristiani.
È inevitabile che gli uomini e le donne del nostro tempo prima o poi, spostata qualche foglia, osservino da vicino il frutto che trovano in questo albero che siamo noi cristiani… C’è da dire che non dobbiamo essere molto saporiti, se in gran numero si allontanano disinteressati, anche se, grazie a Dio, non è sempre così.
Il Vangelo di questa domenica pone questo parametro del frutto buono o cattivo nel contesto della stigmatizzazione dell’atteggiamento di chi guida l’altro senza avere luce su sé stesso, di chi analizza pedantemente le imperfezioni altrui convivendo con la crassa ignoranza delle proprie.
Una cosa, purtroppo, non ci manca mai: le Signorine Rottermeyer, i correttori non richiesti e invadenti, contraddistinti da un pH di acidità preoccupante. In questi pessimi maestri è prevalente la tendenza al rimprovero, alla paternale e all’uso generoso del senso di colpa, leva principale dei cattivi formatori, totem intoccabile della struttura mentale dei portatori di pali oculari.
Ma cosa è questa cecità inconsapevole che rende pessimi didascali? È una luce mancante e un occhio malato, come dice Gesù nello stesso Luca: «La lampada del corpo è il tuo occhio. Quando il tuo occhio è semplice, anche tutto il tuo corpo è luminoso; ma se è cattivo, anche il tuo corpo è tenebroso. Bada dunque che la luce che è in te non sia tenebra.» (Lc 11,34s).
La prima parola che Dio dice nella Bibbia è: «Sia la luce!». Tutto comincia dal Padre che dà vita alle cose. Gesù è definito nel prologo di Giovanni: «La luce vera, quella che illumina ogni uomo». Senza questa luce siamo al buio.

UN CATTIVO TESORO

Cosa è dunque la trave nell’occhio di chi assilla il prossimo con le analisi pedanti? Il nostro testo la collega all’esistenza di chi non sa fare il discepolo ma fa il maestro lo stesso, di chi si porta un cattivo tesoro nel cuore, e da quel tesoro tira fuori i suoi frutti amari.
Quel tesoro tragico è la mancanza dell’esperienza del perdono.
Dice Gesù ai farisei alla fine della storia della guarigione di un cieco dalla nascita: «Siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane.» (Gv 9,41). Mi credo vedente, ma il peccato resta lì, non è tolto, non è stato rimesso. Gli occhi si aprono solo con l’esperienza del perdono dei peccati. Altrimenti siamo guide cieche che portano le persone nel fosso del moralismo. Solo la misericordia sana l’uomo dal vero buio che è non conoscere l’amore.  Quel che abbiamo veramente da insegnare al mondo è l’amore di Dio, il resto è conseguenza. Vivere da discepoli di questo amore sconfinato è stare a una scuola in cui non si impara mai abbastanza. Questo amore toglie la trave dai nostri occhi e ci fa guardare tutto con tenerezza e premura.

 

Vangelo
Lc 6,27-38
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
Parola del Signore
Omelia
Commento di don Fabio Rosini
 
 

Vangelo
Lc 6,17.20-26
 
Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.
 
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. 
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Parola del Signore

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 5,1-11

 

Lasciarono tutto e lo seguirono

 

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. 
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». 
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

 

 

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 4,21-30

Gesù come Elia ed Eliseo è mandato non per i soli Giudei.

 

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». 
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

 

Commento di don Fabio Rosini ricavato dal sito il-commento-di-don-fabio-rosini-al-vangelo-di-domenica-3-febbraio-2019 :

LA FEDE È FARE SPAZIO ALLE MERAVIGLIE DI DIO

Strano posto, Nazaret. In questo villaggio c’è la beata Vergine Maria, la persona che con la sua fede ha aperto la porta al cielo, ma i suoi compaesani, i nazareni, sono l’emblema della diffidenza e del rifiuto. A Nazaret Cristo è stato accolto nel mondo; a Nazaret è stato sonoramente rifiutato.

Sia chiaro: Cristo aveva appena letto un passo consolante e pieno di luminose promesse del profeta Isaia e aveva dichiarato che quella parola si andava compiendo proprio in quel momento. Non aveva minacciato né offeso, ma aveva annunziato una cosa bella – eppure viene completamente rigettato. Perché? Il motivo è che ritengono di conoscerlo… 

Perché un profeta è disprezzato in patria? La parola “profeta” indica uno che parla a nome di un altro e non a titolo proprio; lui non è la misura della sua missione, chi opera per suo mezzo è Dio stesso. E viene rifiutato perché i compaesani non riconoscono quel che Dio fa in lui.

Siamo sicuri che la patria sia un valore imprescindibile? Non è così certo nella spiritualità biblica… La Lettera agli Ebrei dice che non abbiamo in questo mondo una città permanente (Eb 13,14) e nelle Scritture la madrepatria compare per la prima volta nella storia di Abramo, che, curiosamente, la deve lasciare. Abramo, il padre della fede, per iniziare la sua avventura straordinaria deve uscire dalla sua terra e dalla sua patria, perché quel che Dio deve fare con Lui è una grandiosa novità rispetto ai presupposti del suo ambiente originale.

La patria in sé non è né buona né cattiva, è un semplice dato della storia, ma può diventare una gabbia, un sistema definito di relazioni dove ognuno ha il suo inalienabile ruolo. I nazareni non riconoscono il segreto di Cristo, il suo mistero, che è la sua origine nel Padre, e quindi Cristo non si può muovere di un millimetro dal ruolo che gli hanno già assegnato. Non c’è spazio per le meraviglie, nella loro visione di Lui.

L’OPERA DI DIO.

Ma in fondo nessuno di noi conosce il mistero dell’opera di Dio nel mondo e nelle persone. Chiunque voglia entrare nelle meraviglie cui è chiamato nella fede, deve scrollarsi di dosso il ruolo che il mondo gli ha già assegnato, perché nessuno è autentico se non al cospetto di Dio.

L’uomo può restare nazareno o italiano o qualunque altra cosa, oppure essere trasfigurato in figlio di Dio. Se Francesco d’Assisi fosse rimasto figlio di Pietro di Bernardone avremmo avuto un altro mediocre commerciante. Ma era ben altro nei piani di Dio.

Cosa è l’incredulità di Nazaret? È il rifiuto dell’iniziativa di Dio, la negazione dello straordinario, la condanna al prevedibile. È una mentalità da habitué, che non vede più la bellezza delle cose. Per accogliere la novità bisogna abbandonare gli schemi, e farsi stranieri. Spesso i turisti vedono le città più degli abitanti, ormai assuefatti al luogo.

Ingabbiati dentro le nostre abitudini, potremmo stare a fianco di Cristo pensando che sia solo un condomino… E ridurci a essere completamente ciechi sulla bellezza di chi ci è accanto. E sulla nostra.

Appuntamenti

Dom Nov 24 @09:00
INCONTRO DI PREGHIERA sede di Buronzo
Appuntamenti Ammp
Gio Nov 28 @15:00
CENACOLO DI PREGHIERA 4° DOMENICA DEL MESE
Appuntamenti Ammp
Gio Dic 05 @18:30
"Finanza, sostenibilità e solidarietà"
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Sab Dic 07 @09:00
QUARTO INCONTRO FORMATIVO DIVINA VOLONTÀ
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Incontro annuale dei volontari AMMP
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