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Cari amici AMMP, ci risiamo.

Come ogni anno l' infestazione é ovunque.

Che tu abbia bisogno del pane, di un vestito o di un paio di occhiali, qualsiasi porta di negozio tu decida di varcare verrai assaltato da ragnatele e tenebre.

No, non stiamo parlando di mancanza di igiene né di una trama di un film dell' orrore.

Stiamo parlando della pratica ormai diffusa in Italia da qualche anno e nota come Halloween.

Questa "festa popolare di origine celtica che si celebra la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre con scherzi e travestimenti macabri" (definizione tratta da Wikipedia), ha sostituito la festa di Ognissanti e la memoria dei defunti.

La gioia del ricordo delle persone che sono riuscite davvero in questa vita, poichè si sono meritate il Paradiso eterno (i santi), il loro volto ricco di speranza, la pace che trasmettono ed i modelli che incarnano sono stati sopraffatti da teschi, streghe, oscurità.

La possibilità di fare memoria dei nostri cari defunti, di pregare per loro, di riunirsi a recitare il S. Rosario affinchè sia concessa loro la Felicità senza fine il prima possibile è stata sostituita dalla pratica del "dolcetto o scherzetto".

Ci rendiamo conto di dove siamo diretti?

Ci rendiamo conto di chi governa il mondo?

Non vogliamo essere pessimisti, nè bigotti , ma semplicemente svegli e con i piedi saldi nella Verità in modo da non restare passivi di fronte a tutto questo.

Grazie al Cielo non siamo i soli a farlo, ma tantissimi si stanno muovendo per organizzare varie feste alternative per ritornare alle nostre origini, belle, vere e positive.

Ai più piccoli è data l' occasione di travestirsi scegliendo il loro santo preferito e facendo festa in modo sano, mentre per i più grandi vengono organizzati momenti di musica e preghiera, pellegrinaggi e testimonianze.

A tal proposito segnaliamo la veglia di preghiera il 31 ottobre alle ore 21 presso la Basilica di Superga presieduta da Mons. Cesare Nosiglia e animata dal Grande Coro Hope. (Programma completo http://www.diocesi.torino.it/ )

Concludiamo riportando il riassunto di un intervento di Padre Giorgio Maria Farè che consigliamo di ascoltare perché merita ( registrazione completa https://www.youtube.com/watch?v=BdcBS9v1L9g ) :

"Dobbiamo chiederci il senso: che cos é sta roba?

Padre Amorth dice che é una trappola del demonio, una roba pagana anticristiana ed anticattolica.

É una ideazione del demonio per scompaginare i piani di Dio.

Ha radici nel paganesimo e nel satanismo ed è una pericolosa forma di idolatria demoniaca.

I pagani adoravano una delle loro divinità chiamata Samhain: signore della morte, per cui venivano sacrificati persino esseri umani!!!

 

Era considerata il capodanno magico!

Non bisogna essere ignoranti ! Dolcetto o scherzetto tradotto letteralmente dall' inglese “trick or treat” significa "stratagemma trucco e inganno" ovvero maledizione o sacrificio e "piacere, gioia o godimento" che nella bocca di un bambino non c' entra niente.

Quello che facevano i druidi ! Questi chiedevano infatti o denaro o cibo o sacrifici umani oppure davano maledizioni. Non c' è nessuno scherzo qui sotto!

Dopo cominciamo a dire sto male, ho l' ansia, non dormo, sono disturbato...si creano lunghe file dagli esorcisti.

Ma queste cose succedono anche ad uno che non le sa?

Se bevi del vino avvelenato, poiché non lo sai non ti fa niente di male?

Svegliamoci! Informiamoci sulle cose importanti della vita e sul loro senso.

Ci rendiamo conto che questa festa viene celebrata negli asili?

Noi non siamo pagani! Noi siamo battezzati in Cristo!

Noi non siamo barbari figli di Attila, abbiamo una cultura, una tradizione cristiana! E dove l' abbiamo sepolta? In nome dei diavoli???!

Non si scherza con queste cose. Impariamo come dice Gesù a distinguere il Bene dal Male.

E se ci costa derisione così sia. Ma di notte si dorme bene pensando a Gesù, ai santi, agli angeli !

Chiediamo al Signore la grazia della luce e il coraggio di essere cristiani cattolici fino in fondo!"

DISCORSO DI PAPA FRANCESCO
AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO PROMOSSO DALL'ISTITUTO ITALIANO DELLA DONAZIONE,
IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DEL DONO 2017

Sala Clementina
Lunedì, 2 ottobre 2017

 

Cari fratelli e sorelle,
sono contento di accogliervi in occasione del Giorno del Dono e vi saluto tutti con affetto, ad iniziare dal Presidente dell’Istituto Italiano della Donazione, ente promotore di questo evento, che ringrazio per le sue parole.


Il dono più grande che Dio ha fatto a ciascuno di noi è la vita; e la vita fa parte di un altro dono divino originario che è il creato. Tutti dovremmo sentire la grande responsabilità di custodire adeguatamente il creato e averne cura, proteggendolo dalle diverse forme di degrado. Abbiamo il compito di conservare e consegnare integro alle future generazioni il pianeta, che abbiamo ricevuto come dono gratuito dalla bontà di Dio. Di fronte alla crisi ecologica che stiamo vivendo, la prospettiva del dono ricevuto e da consegnare a chi verrà dopo di noi è motivo di impegno e di speranza.


Il dono della vita e il dono del creato provengono dall’amore di Dio per l’umanità; anzi, attraverso questi doni Dio ci offre questo suo amore. E nella misura in cui ci apriamo e lo accogliamo, possiamo diventare a nostra volta dono d’amore per i fratelli. Ce lo ha ricordato Gesù durante l’Ultima Cena, quando lasciò ai suoi discepoli il «comandamento nuovo» dell’amore. Sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, l’ora della sua Pasqua di morte e risurrezione, Egli si congeda dagli Apostoli con la consegna dell’amore, quasi fosse un testamento. E dice: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34).


In che senso Gesù può definire “nuovo” il suo comandamento? La novità della sua consegna sta proprio nel fatto che non si tratta di un amore qualsiasi, ma dell’amore stesso di Gesù, che ha dato la sua vita per noi. Un amore che si traduce nel servizio agli altri: poco prima, infatti, Gesù aveva lavato i piedi ai discepoli. Un amore che sa abbassarsi, che rifiuta ogni forma di violenza, rispetta la libertà, promuove la dignità, respinge ogni discriminazione. Un amore disarmato, che si rivela più forte dell’odio. Questa è la regola dell’amore per quanti vogliono seguire Gesù: lasciarsi afferrare da Lui, amare con Lui, modellare le proprie azioni sulla sua infinita generosità.


Il “dono”, che si celebra in Italia il 4 ottobre, non è un concetto astratto, un generico richiamo al “regalo” – tanti regali possono essere “interessati”, non gratuiti –, ma un atteggiamento e un’azione che hanno le proprie radici nel messaggio del Vangelo. Tutti, specialmente i ragazzi e i giovani, sono chiamati a fare la stupenda esperienza del dono. Si tratta di un’esperienza educativa, che fa crescere umanamente e spiritualmente, aprendo la mente e il cuore agli ampi spazi della fraternità e della condivisione. Così si costruisce la civiltà dell’amore!


Per queste ragioni il Giorno del Dono è un’opportunità stimolante prima di tutto per i giovani: perché possano scoprire che il dono è una parte di noi stessi che viene gratuitamente regalata all’altro, non per perderla, ma per aumentarne il valore. Donare fa sentire più felici noi stessi e gli altri; donando si creano legami e relazioni che fortificano la speranza in un mondo migliore.


Vi incoraggio a proseguire con gioia il vostro cammino. Siate uomini e donne, ragazzi e ragazze difensori della vita, custodi del creato, testimoni dell’amore donato che genera frutti di bene per la collettività. Vi accompagno con la mia preghiera. E anche voi, per favore, pregate per me. Di cuore vi benedico.

Estratto dal libro “GIOIA PIENA” di Madre Elvira

(fondatrice della Comunità Cenacolo)

 

DIO ci ama. DIO provvede.

“Tutti rivestitevi di umiltà, poiché Dio si oppone ai superbi ed elargisce la sua benevolenza agli umili. Siate umili sotto la mano potente di Dio, affinchè Egli vi esalti a Suo tempo, scaricando su di Lui tutte le vostre preoccupazioni poiché gli state a cuore” ( 1 Pietro 5, 5b-7)

Il Signore ama l’ uomo e per questo provvede a lui.

Spesso non ci accorgiamo nemmeno dei grandi doni di ogni giorno: navighiamo nella provvidenza dell’ amore di Dio e siamo tuffati in essa dal mattino alla sera. Il primo dono della provvidenza è riconoscere che non ci teniamo in vita da soli, ma che è Lui che continua a mantenerci in vita, a far battere i nostri cuori, a far respirare i nostri polmoni. E’ Lui a provvedere ai nostri bisogni primari.

Nella casa di formazione abbiamo scelto una frase come certezza al nostro cammino di consacrate: Dio provvede! e noi non abbiamo mai dovuto lamentarci perché ci mancava qualcosa.
Dio pensa alla misericordia, all’ amore, alla pace…provvede anche a perdonare i nostri peccati!
Egli ci ha dato tutto…il mare, il cielo, l’ aria, il pane…Dio provvede!

Quando si ha l’impressione di essere privi di qualcosa bisogna imparare a dire Il Signore provvederà e Lui provvederà anche nei piccoli particolari, nelle cose più minute…Che bello! Veramente Dio pensa a tutto, alle cose grandi ma anche a quelle piccole, e noi l’ abbiamo sperimentato, abbiamo visto che questa fiducia in Lui sprigiona una grandissima potenza.

Bisogna cominciare a dirsi più spesso, anche nelle famiglie: Dio provvede!

Quando ci sono delle difficoltà, quando le cose non sono andate come pensavamo, la prima cosa da fare è fidarsi di Dio.

Smettiamola di contare solo sulle nostre forze, di voler fare tutto da soli.
Permettiamo che sia Dio ad agire.
Anche nell’ amore verso gli altri, chiediamo a Dio che provveda.

Noi siamo poveri, anche nell’ amore e a volte abbiamo il cuore chiuso, duro e non siamo capaci di dare all’ altro ciò di cui ha bisogno veramente.

Permettiamo a Dio di amarlo, di essergli padre, madre, amico, fratello: chiediamo a Dio di intervenire, di provvedere ai bisogni del cuore.

Noi abbiamo sperimentato tante volte l’ amore provvidente di Dio , e desideriamo comunicarvelo perché anche voi possiate esser felici, sereni, in pace, gioia, amicizia, ricordando che Dio c’è e provvede, provvede davvero.

Egli, però, è sollecito verso chi si impegna a vivere secondo i suoi insegnamenti, verso chi ha il cuore grande nella generosità, verso chi ha fatto della sua vita una provvidenza per i fratelli.

La pigrizia, la noia, l’ indifferenza e l’ egoismo chiudono invece la porta della provvidenza; è come se uno dinanzi ad un amico che lo vuole aiutare dicesse: Io mi arrangio da solo, non ho bisogno di nessuno, lasciami stare.

Dio provvede quando l’ uomo desidera che Egli sia suo padre, quando lo accogliamo nella nostra famiglia e nella nostra vita.

 

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Dal blog di Costanza Miriano:

“Charlie Gard e l’ apparente vittoria di Lord Voldemort”

di Giacomo Bertoni

È il 6 febbraio 1943. Il dottor Ernst Illing, psichiatra responsabile di un ospedale del Terzo Reich, scrive ai genitori di un bambino ricoverato:

«Devo comunicarvi il mio rammarico nell’informarvi che il bambino è morto il 22 gennaio 1943 per infiammazione delle vie respiratorie… Egli non aveva fatto alcun tipo di progresso durante il suo soggiorno qui. Il bambino non sarebbe certamente mai diventato utile alla società ed avrebbe anzi avuto bisogno di cure per tutta la vita. Siate confortati dal fatto che il vostro bambino ha avuto una dolce morte».

Nella Germania nazista più di 5000 bambini e adolescenti con disabilità fisica o disturbi mentali furono uccisi in reparti speciali, come quello del dottor Illing.

Dopo una prima fase, atrocemente “limitata” ai malati inguaribili, si passò alla mattanza: anni di eutanasia selvaggia che coinvolsero dai portatori di malattie ereditarie anche non gravi a semplici malati di broncopolmonite, dai neonati deboli agli anziani fragili. Un mantra attraversava il cielo della Germania: “vita indegna di essere vissuta” (lebensunwertes Leben).

Oggi, mentre il piccolo Charlie Gard viene trasferito in un hospice segreto dove verrà ucciso per soffocamento, perché la sua è una “vita indegna di essere vissuta”, assistiamo impotenti al raggelante silenzio dei grandi della Terra.

Ancora una volta l’uomo si erge a divino artefice della vita degli altri uomini.

Li categorizza, li etichetta, distribuisce loro diverso valore in base alla loro probabile produttività.

Poi scarta i più deboli, elimina dalla vista del mondo questi corpi magari immobilizzati dalla malattia. Perché su questi corpi ci sono due occhi che feriscono, che bucano l’anima con la loro pura fierezza.

Fissare questi occhi significa scoprirsi deboli, significa riconoscersi profondamente umani, tutti segnati dai limiti, dalla possibile malattia, dal certo decadimento. Dove aumenta la debolezza, aumenta l’umanità. Ci riconosciamo umani, fratelli, compagni anche sofferenti di una strada condivisa. Ma la storia è ciclica e l’ideologia si ripresenta.

Viene alla mente “Harry Potter”, la grande saga che si apre con il Male sconfitto dal più sincero gesto d’amore: una madre dona la sua vita per salvare il figlio. Ma il Male non scompare del tutto, trova un ristretto spazio di sopravvivenza nel cuore malvagio di pochi, e nel tempo celatamente cresce. Si nutre dell’ignavia, del silenzio, del politicamente corretto, dall’abitudine, della superficialità.

Poi Lord Voldemort ritorna, compare sul cielo di un mondo che ha appena finito di piangere per i suoi atroci delitti. E questo mondo non lo riconosce. Il Ministero della Magia nega il suo ritorno, i giornali ridicolizzano Harry e i suoi amici, i compagni di scuola li emarginano.

Sotto quella cappa opprimente però ci sono incontri che segnano la futura vittoria del Bene. Harry non è solo: attorno a lui nasce una Compagnia dell’Agnello (consentitemi l’iperbole spazio-letteraria) che anche noi oggi dobbiamo costruire.

Quando il Male sembra sul punto di vincere, quando insomma ha assoldato dalla sua parte la politica, l’economia, la stampa, lo spettacolo, addirittura parte della Chiesa (il dolore più lancinante), lì inizia il percorso di salvezza per l’umanità, perché lì la scintilla di Bene che tutti abbiamo nel cuore, e che sopravvive nonostante i nostri mille peccati quotidiani, si accende e non smette più di brillare.

Caro piccolo Charlie, perdona la nostra debolezza. In questi giorni lo strazio per te è indicibile, gli sforzi sono stati immani, inediti eppure vani. Ma non credere che ci fermeremo qui:

Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto

(G. K. Chesterton, “Eretici”, 1905).

Conferenza Generale della FAO

(Roma 3 luglio 2017)

Discorso di Papa Francesco

 

… La Santa Sede segue con molta attenzione l’attività internazionale e vuole concorrere a orientarla per favorire non un semplice progresso o teorici obiettivi di sviluppo, ma una effettiva eliminazione della fame e della malnutrizione. Tutti siamo consapevoli che non basta l’intenzione di assicurare a tutti il pane quotidiano, ma è necessario riconoscere che tutti ne hanno diritto e ne debbono quindi usufruire. Se i continui obiettivi proposti restano ancora lontani, dipende molto dalla mancanza di una cultura della solidarietà che non riesce a farsi strada nelle attività internazionali, che rimangono spesso legate solo al pragmatismo delle statistiche o al desiderio di un’efficienza priva dell’idea di condivisione.

L’impegno di ciascun Paese ad aumentare il proprio livello di nutrizione, a migliorare l’attività agricola e le condizioni delle popolazioni rurali, si concretizza nel dare impulso al settore agricolo, nell’incremento della produzione e nell’attivare un’efficace distribuzione degli alimenti. Ma questo non basta. Infatti, tali obiettivi richiedono di considerare ogni giorno che il diritto di ogni persona ad essere liberata dalla povertà e dalla fame dipende dal dovere dell’intera famiglia umana di venire concretamente in soccorso di quanti sono nel bisogno.

E allora, quando un Paese non è in grado di dare risposte adeguate perché non lo permette il suo grado di sviluppo, le sue condizioni di povertà, i cambiamenti climatici o le situazioni di insicurezza, è necessario che la FAO e le altre Istituzioni intergovernative siano messe in grado di intervenire specificamente per intraprendere un’adeguata azione solidale. A partire dalla consapevolezza che i beni affidatici dal Creatore sono per tutti, occorre urgentemente che la solidarietà sia il criterio ispiratore di ogni forma di cooperazione nelle relazioni internazionali.
Uno sguardo sulla situazione del mondo non fornisce immagini confortanti. Non possiamo, tuttavia, rimanere solo preoccupati e forse rassegnati. Questo momento di evidente difficoltà ci deve rendere anche più consapevoli che la fame e la malnutrizione non sono soltanto fenomeni naturali o strutturali di determinate aree geografiche, ma sono piuttosto la risultante di una più complessa condizione di sottosviluppo, causata dall’inerzia di molti e dall’egoismo di pochi. Le guerre, il terrorismo, gli spostamenti forzati di persone che sempre più impediscono o almeno condizionano fortemente le stesse attività di cooperazione, non sono delle fatalità, ma piuttosto il risultato di scelte precise.


Si tratta di un meccanismo complesso che colpisce anzitutto le categorie più vulnerabili, non solo escluse dai processi produttivi, ma spesso costrette a lasciare le loro terre alla ricerca di rifugio e speranza di vita. Come pure sono determinati da decisioni assunte in piena libertà e coscienza i dati relativi agli aiuti verso i Paesi poveri, che appaiono sempre più ridotti, nonostante gli appelli che si susseguono di fronte alle situazioni di crisi sempre più distruttive che si manifestano in diverse aree del pianeta.

Dobbiamo prendere coscienza che in questi casi la libertà di scelta di ognuno va coniugata con la solidarietà verso tutti, in relazione ai bisogni, attuando in buona fede gli impegni assunti o annunciati. In proposito, anche spinto dal desiderio di incoraggiare i Governi, vorrei unirmi con un contributo al programma della FAO per fornire sementi alle famiglie rurali che vivono in aree dove si sono sommati gli effetti dei conflitti e della siccità. Questo gesto si aggiunge al lavoro che la Chiesa porta avanti secondo la propria vocazione di stare al fianco dei poveri della terra e di accompagnare il fattivo impegno di tutti in loro favore.
Questo impegno ci viene oggi richiesto dall’Agenda per lo sviluppo 2030, quando ribadisce il concetto di sicurezza alimentare come obiettivo non più rinviabile. Ma solo uno sforzo di autentica solidarietà sarà capace di eliminare il numero delle persone malnutrite e prive del necessario per vivere. È una sfida molto grande per la FAO e per tutte le Istituzioni della Comunità internazionale. Una sfida in cui anche la Chiesa si sente impegnata in prima fila.

Auspico pertanto che le sessioni di questa Conferenza possano dare un nuovo impulso all’attività dell’Organizzazione e fornire quegli strumenti desiderati e attesi da milioni di nostri fratelli che vedono nell’azione della FAO non solo un apporto tecnico per aumentare le risorse e per distribuire i frutti della produzione, ma anche il segno concreto, spesso unico, di una fraternità che permette loro di avere fiducia nel futuro.

La benedizione di Dio onnipotente, ricco di misericordia, scenda su di voi e sui vostri lavori e vi dia la forza necessaria per contribuire a un autentico progresso della famiglia umana.

Appuntamenti

Dom Dic 03 @09:00
Incontro Annuale Volontari
Appuntamenti Ammp

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