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Cari amici AMMP, 

condividiamo con voi la storia del prozio del presidente Bruno Cavallo, nato al Cielo sei anni prima che lui nascesse, ma grande esempio di fede e di vita per lui e per tutta la sua famiglia. 

Padre GIACOMO CAVALLO 1890-1952

 

Padre Giacomo Cavallo nacque a Prunetto (Cuneo) il 16 luglio 1890.

Nel paese, che oggi ricorda l'illustre figlio e grande missionario con una via dedicata al suo nome, il piccolo Giacomo trascorse gli anni dell'infanzia e fanciullezza, apprendendo dai suoi buoni genitori, Giovanni Cavallo e Maddalena Bertola, l'amore al dovere.    

All'età di 14 anni entrò nelle Scuole Apostoliche presso il Santuario di Mondovì. 

Vestì l'abito chiericale il 2 giugno 1907, e al termine del ginnasio, presentato dal Rettore Rev. Don Airaldi, il 2 novembre 1908 venne accettato nel nostro Istituto.
Emise il primo giuramento decennale il 18 dicembre 1909 e lo rinnovò in perpetuo nella stessa data del 1919. Ricevette il sacro Presbiterato da S. Em. il Card. Agostino Richelmy il 6 giugno 1914.
Durante la prima guerra mondiale venne mobilitato, e servì la patria in vari ospedaletti da campo e territoriali dal 1° giugno 1915 al 29 giugno 1918.

Congedato espressamente per essere inviato in missione, il 25 gennaio 1919 partì per il Kenya, donde, nel marzo successivo, proseguì per la missione di Iringa.

Faceva parte, con i PP. G. Ciravegna e D. Vignoli, guidati dal P. G. Panelatti, della prima spedizione di nostri missionari destinati, a prendere il posto dei Benedettini tedeschi che erano stati deportati a causa della guerra.
Lavorò nelle Missioni di Tosamaganga (1919-1922), Madibira (1922), Njombe nell'Ulanga (1922-1925).

Nel giugno 1925 passò in Somalia, che nel 1924 era stata affidata all'Istituto.

Svolse la sua attività nelle Scuole di Mogadiscio, nella Missione di Villabruzzi e nella fattoria di Casal d’Africa.

Nel novembre 1926 rientrò alla sua Njombe in Iringa. Vi rimase fino al 1930 e passò in seguito a lavorare a Tosamaganga.

Nel 1933 successe al P. Domenico Ferrero nella carica di Superiore Delegato per i Missionari della regione divenuta Prefettura;e alla morte del Prefetto Mons. F. Cagliero (23 ottobre 1935), per mandato di S. E. Mons. A. Riberi, Delegato Apostolico, aggiunse alla precedente carica quella di Vicario Delegato- che esercitò fino alla presa di possesso della Prefettura da parte di Mons. A. Beltramino • (18 febbraio 1936).

Nel 1939 partecipò al 2° Capitolo generale dell'Istituto in cui venne eletto Consigliere generale, e come tale partecipò pure al 3° Capitolo del 1949.

L'anno seguente, il l° gennaio 1950, fu inviato a Palermo in aiuto ai Confratelli addetti alla Chiesa di S. Matteo; ma dall'Arcivescovo della città S. Em. il Card. Ruffini, venne incaricato della predicazione dei Ritiri ai Sacerdoti, e designato Direttore spirituale del Seminario Maggiore, ove prese dimora. Qui, per carcinoma al fegato, chiuse la sua giornata il 31 maggio 1952.CDopo i funerali svoltisi nella Chiesa di S. Matteo e riusciti imponenti per la partecipazione dei Seminaristi, di rappresentanze di Ordini e Congregazioni religiose della città e di numerosissimi fedeli, la salma del P. Cavallo ebbe sepoltura nella tomba privata di una famiglia amica, nel cimitero di Sant'Orsola di Palermo.

P. Cavallo fin da studente si distinse per la sua applicazione e riuscita. Aveva una particolare attitudine per le scienze naturali, ed a lui si deve la prima sistemazione del museo di Casa Madre, che poi sempre ebbe a cuore e incrementò inviando materiale dalle Missioni.Scrisse articoli per la Rivista «Missioni Consolata», un buon numero di manoscritti inediti di vita missionaria e di appunti per la buona formazione del Clero indigeno.

Soprattutto ci lasciò luminosi esempi di virtù apostoliche e religiose.

La sua vita missionaria fu quella del pioniere. Per molti anni la visse in modo veramente eroico nella disagiata, malsana e lontanissima regione dell'Ulanga, e quando la ripresa del lavoro apostolico, dopo il disastro della prima guerra mondiale, era agli inizi.


Pur in mezzo a difficoltà di vario genere, animato com'era da zelo ardente per il bene di quelle popolazioni, P. Cavallo non perse mai la sua giovialità e la sua pazienza. Amava gli africani e generosamente si sacrificava per la loro conversione, e quando battezzati, per la loro perseveranza nella vita cristiana con la pratica delle virtù e la frequenza dei SS. Sacramenti.
Negli anni che trascorse in Africa ebbe una cura particolare del Convento delle Suore Teresine, preparandone la realizzazione con il compianto Mons. Cgliero, e coadiuvando costantemente e con grandissimo impegno il successore Mons. A. Beltramino.
Auspicò sempre una formazione soda e completa dei collaboratori africani, in modo particolare dei seminaristi e dei maestri catechisti, convinto che solo per mezzo di molti di loro si potrà far fronte all'invasione mussulmana e protestante e guadagnare l'intera Africa a N. S. Gesù Cristo.
P. Cavallo ebbe a soffrire nella sua vita per non vedere realizzato, nelle opere e negli individui, quanto il suo ottimismo gli faceva credere di facile conseguimento; ma i suoi progetti tornarono utili per un più approfondito studio delle questioni; ed il lato buono dei medesimi non mancò di consolanti e fruttuosi risultati. A tutti faceva larga parte della sua esperienza quanto gli era possibile.


Negli anni del suo apostolato in Africa e in quelli che trascorse in Italia fu sempre il religioso che, convinto della sua sublime vocazione, ha di mira la propria santificazione. Scriveva al Padre Fondatore: << Uno spirito di sacrificio, di mortificazione bene inteso, profondamente radicato in cuore e amato, mi è parso una delle doti più necessarie a un vero missionario » (21 gennaio 1920).
Figlio affezionatissimo del Can. Allamano inculcava ai Confratelli gli insegnamenti del Padre, e li traduceva in pratica nella sua vita quotidiana. Lo testimoniavano la sua sentita pietà e viva fede; il rispetto e la sottomissione al Superiore dal quale dipendeva scrupolosamente nel suo operare; la fedeltà nell'osservare la regola abbracciata, nel domandare, con spirito di santa indifferenza fino agli ultimi giorni di sua vita, i permessi prescritti.
La sua morte fu degno coronamento della sua santa vita. Con piena lucidità di mente e consapevolezza della sua imminente fine, attese sereno la chiamata di Dio. Preghi la Madonna — gli diceva il Confratello che l'assisteva — siamo all'ultimo giorno del mese di maggio; chieda alla SS. Consolata la. grazia di guarire. No, non forziamo, — rispondeva — quello che vuole la Madonna è sempre il meglio per noi. 
Domandò egli stesso e ricevette con edificante pietà i SS. Sacramenti, rispondendo alle preghiere del sacerdote e alle giaculatorie che dai presenti gli venivano suggerite.

Mostrò profonda gratitudine ai sacerdoti che l'assistevano, al suo confessore P. Onorio dei Carmelitani, al quale, poche ore prima di morire, volle ancora fare l'ultima sua confessione; a S. Em. il Cardinale Arcivescovo, venuto a visitarlo- per portargli con la sua, la Benedizione del S. Padre.
Col sorriso sulle labbra spirò nel bacio del Signore.
La Madonna Mediatrice di tutte le Grazie, che P. Cavallo nelle conferenze tenute a Torino ai Legionari di Maria tanto aveva celebrato adorna di questo singolare privilegio, nel giorno della sua festività concedeva a questo suo devoto la grazia finale di una santa morte, e ne introduceva l'anima bella nel Regno della luce e della pace.

RIFERIMENTI:

Ufficio Anagrafe.

« Bollettino Ufficiale , - n. 15.

« Missioni Consolata » - luglio 1952. « Da Casa Madre » - luglio 1952. Manoscritti del Defunto.

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