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Com’è nato il Progetto KERASOS – AMMP sede di Mirabello Monferrato.

chiara
14 Luglio 2026
I volontari raccontano
Insieme per il progetto KERASOS in Libano

Più e più volte nella vita, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà e di maggiore consapevolezza della propria impotenza, ciascuno di noi ha fatto esperienza di intravvedere una mano che guida i propri passi.

Probabilmente i portatori di quel dono, sempre più raro ad incontrarsi che è l’umiltà, si affidano a questa mano in maniera naturale.

Per tutti gli altri, l’affidarsi ad essa è conseguenza di una valutazione e di una scelta.

Si ha la tendenza inizialmente ad attribuire questa sorta di guida al caso, ma quando i casi si moltiplicano, si giunge, prima o dopo, alla piena consapevolezza che “il caso non esiste”.

Quella mano esiste: è quella di un Padre buono, misericordioso ed amorevole che ti mostra la via, ma che ti lascia sempre nel pieno possesso della libertà di scelta.

Così, voltandoti indietro, si ha modo di vedere con chiarezza e con stupore le fasi della vita in cui un semplice “sì” ha permesso di far nascere qualche cosa che prima non c’era.

L’Associazione Maria Madre della Provvidenza a Mirabello Monferrato è nata così, un bel giorno di aprile del 2011, frutto di un incontro e di un sì.

Da allora, il prossimo si è manifestato nella nostra vita e, grazie all’aiuto di tutti i volontari, amici e fratelli e all’intreccio dei talenti di cui ciascuno di essi è detentore, con una lunga serie di sì, si è potuto raggiungere, in molteplici forme di aiuto, un gran numero di persone.

Poi nel 2020, sollecitati dalla sede centrale di Torino e dagli esempi che ci giungevano dalle varie sedi operative di questa multiforme associazione, che negli anni ha saputo portare aiuto e collaborazione anche al di fuori del territorio nazionale, siamo giunti alla consapevolezza che era giunta anche per noi l’ora di pensare al prossimo un po’ più lontano.

Come orientare a questo punto le nostre scelte?

Più volte, in quel periodo, tramite gli organi di informazione eravamo venuti a conoscenza di terribili situazioni economiche in terra di Libano e tramite conoscenze intrecciate che operano sul nostro territorio avevamo potuto incontrare un sacerdote missionario in terra libanese, Padre Damiano Puccini.

Dopo un paio di partecipazioni a suoi incontri di testimonianza a Casale Monferrato ed un annetto di aiuti privati, a ottobre 2021 abbiamo avuto modo di incontrarci a Torino ed il luogo è stato scelto da quel caso che non esiste e di cui si parlava all’inizio.

Mai regista fu più perfetto.

In quella mattinata è stato possibile intrecciare l’incontro con Bruno Cavallo, Presidente dell’Associazione Maria Madre della Provvidenza, e realizzare un sogno nel cassetto di questo fantastico sacerdote:

“Pregare sulle spoglie terrene di San Giovanni Bosco a Maria Ausiliatrice.”

In quell’incontro a tu per tu abbiamo potuto mettere a fuoco profondamente la doppia valenza cristiana dell’azione di aiuto in quella terra del Libano.

La prima valenza, sotto gli occhi di tutti, è basata sulla carità e l’aiuto che Padre Damiano portava avanti con la sua associazione “Oui pour la Vie” in Libano a favore di diverse forme di disagio.

La seconda però è molto più profonda.

Quella carità è stata seminata spronando il perdono cristiano, quindi totale (settanta volte sette), in una popolazione che si è trovata ad aiutare persone dalle quali si era ben memori (Libano anni ’70) di essere stata perseguitata.

Questa luce ci ha mostrato la mano e aperto la strada.

Il nostro prossimo meno prossimo sarebbe stato Padre Damiano e la sua associazione “Oui pour la Vie”, che opera a Damour, a pochi chilometri da Beirut, in Libano.

A questo punto lasciamo a lui e alle sue parole di quei giorni il presentarsi e parlarci della sua opera.

“Mi chiamo p. Damiano Puccini, nato a Pisa nel 1966. Sono di Navacchio (Pisa) e ringrazio sempre Dio per tutto il bene che ho ricevuto dalla Chiesa diocesana di Pisa, partecipando alla vita parrocchiale e a varie iniziative promosse dall’Azione Cattolica fino dal mio ingresso in seminario.

A 26 anni sono diventato sacerdote in un istituto religioso dedicato alla Madonna di Fatima e nel 2003 ho dato la mia disponibilità a venire in Libano.

La grande povertà che progressivamente si estendeva nella zona sud di Beirut a causa dei massacri precedenti (1976) e della guerra del 2006 tra Israele e Hezbollah, segnavano ormai in maniera definitiva l’abbandono della prospettiva di un ritorno dei cristiani ad abitare in quella zona.

Davanti alla situazione di grande miseria che affligge il Paese, ho maturato il desiderio di servire i più poveri, seguendo il carisma dell’associazione “Oui pour la Vie”, che fa parte della missione della Chiesa maronita, nella quale sono incardinato a Byblos dal 2010.

I volontari di “Oui pour la Vie”, attraverso le loro rinunce personali, si impegnano a soccorrere materialmente i più poveri, di ogni appartenenza, religione e provenienza, cercando di portare innanzitutto la testimonianza evangelica di perdono, pazienza e vicinanza fraterna, prima ancora degli aiuti umanitari.

Questo perdono è fondamentale in un paese, Damour, che ricorda il 6 gennaio 1976 come l’evento più tragico della storia del paese: il Massacro.

Ascoltiamo alcune parole dell’allora parroco:

“Mi ricordo qualcosa che ancora mi fa rabbrividire. Massacrarono chiunque gli si metteva sul cammino, uomini, donne e bambini. Intere famiglie sono state uccise nelle loro case.

Alle persone nascoste in chiesa dissi: «Le ultime parole di Cristo sulla croce sono parole di perdono. Bisogna perdonare innanzitutto coloro che vengono per ucciderci.» Abbiamo recitato il Padre Nostro e, dicendo: «rimetti a noi i nostri debiti», ho aggiunto: «come noi li rimettiamo a coloro che vengono per ucciderci».”

Sorretto da questa forza nasce un volontariato per i più poveri, al fine di testimoniare il perdono attraverso la condivisione del necessario con i poveri dei gruppi nemici.

“Oui pour la Vie” è un’associazione di volontariato legalmente riconosciuta in Libano che affonda le sue radici in questo dramma, per dare una risposta, attraverso i suoi volontari libanesi, ai bisogni urgenti di bambini e famiglie in difficoltà, di qualunque religione e appartenenza.

Tutto ciò per testimoniare che è sempre possibile, in ogni situazione, rilanciare il bene, in qualunque contesto si viva, attraverso dei semplici gesti di carità in favore di coloro che sono vittime di queste situazioni ingiuste, come ad esempio i profughi siriani, iracheni e palestinesi.

L’attività prioritaria dell’Associazione è l’allestimento di una cucina che offra pasti per tutti i bisognosi.

Davanti alla grandissima crisi finanziaria che affligge il Libano, aggravata dall’esplosione al porto di Beirut del 4 agosto 2020 e dai riflessi dei conflitti e delle tensioni della regione medio orientale, “Oui pour la Vie” da quasi 10 anni ha messo in piedi una cucina a Damour, a 17 chilometri da Beirut, che offre circa 400 pasti al giorno ai libanesi e agli stranieri rifugiati sul territorio (palestinesi, siriani e iracheni) provenienti da esperienze terribili di guerra e di oppressione economica.

Ogni pasto costa 1,5 euro.

La situazione di grave crisi del Libano è sicuramente oggi caratterizzata dalle conseguenze dei conflitti della regione (la guerra in Siria), a causa della quale ai 4 milioni e 300 mila abitanti del Libano si aggiungono 1 milione e mezzo di rifugiati, oltre ai 500 mila palestinesi, presenti nel Paese da oltre 70 anni.

A questo si aggiungono la gravissima inflazione, che fa lievitare i prezzi da 6 a 8 volte rispetto ai valori ordinari, e l’incapacità della classe politica libanese di sapersi rinnovare.

Dal 2000, alcuni membri che oggi fanno parte di “Oui pour la Vie” si sono instancabilmente impegnati in un’attività umile, silenziosa ma costante nel sostegno dei più poveri.

L’associazione è nata giuridicamente e legalmente riconosciuta quando ci siamo resi conto che, oltre all’aiuto di urgenza immediato, offerto durante la visita nei quartieri poveri di Beirut, era necessario sviluppare anche progetti a medio e lungo termine, soprattutto per i numerosi profughi siriani e iracheni dei quali ci facciamo carico.

Questi volontari libanesi hanno deciso di dare un’impronta nuova alla loro vita mettendo al primo posto la testimonianza del proprio cuore, nella grande fiducia senza limiti e nel non aver paura.

Per far questo hanno deciso di cominciare a donare un terzo del loro stipendio nel servizio e nel soccorso ai più poveri, coinvolgendoli con loro nell’animazione di quello che si veniva realizzando.”

Questa era la testimonianza data nel 2022.

Da quei momenti la situazione in Libano si è purtroppo ulteriormente aggravata per via dei fatti di guerra che sono oggetto di cronaca dei nostri giorni e che hanno obbligato circa un milione di persone ad abbandonare le proprie case in cerca di rifugio, rendendo la situazione sia logistica che economica insostenibile.

In un paese di ormai 5,9 milioni di abitanti (tra autoctoni e rifugiati), il miracolo vero è che, nonostante tutto, quel fenomeno di solidarietà e di perdono costante che porta a muoversi in aiuto del prossimo più bisognoso, continua ad essere vivo ed attivo, accompagnato da una fede ed una speranza che seminano una serenità ed un aumento del senso di fraternità, facendo vedere fortemente la mano e la presenza di Dio.

A questo punto, da Mirabello, cosa si poteva fare per venire in aiuto di un’associazione che già opera con tante iniziative sul territorio libanese?

La nostra esperienza era, ed è tuttora, decisamente limitata ed i mezzi di cui eravamo e siamo dotati non potevano certamente cambiare loro la vita, ma ci siamo resi conto che qualsiasi aiuto si poteva mettere in campo per aumentare, vuoi il numero dei pasti, il sostegno ai malati o l’aiuto all’istruzione in quella terra libanese, avrebbe fatto la differenza, anche se piccola, solo garantendone la costanza.

Una sorta di adozione a distanza.

L’“aggiungi un posto a tavola” per sempre.

Quello che potevamo proporre e realizzare era proprio la ricerca sul nostro territorio di persone disposte ad aiutare costantemente questa realtà e per questo è nato il progetto KeraSOS.

(Usando le parole della nostra volontaria, Natascia, ideatrice dell’iniziativa)

KeraSOS è il termine greco che sta per ciliegia.

La ciliegia è un frutto dolce arrivato in Italia dal Medio Oriente e che ha conquistato tutte le genti con il suo colore e la sua dolcezza.

E così, proprio come due ciliegie unite dal loro picciolo, vogliamo unirci ai nostri fratelli libanesi in un unico grande progetto d’amore.

Nel progetto KeraSOS è racchiuso il nostro voler rispondere alla loro richiesta d’aiuto, al loro SOS, con la dolcezza tipica della ciliegia.

Il tramite dell’Associazione Maria Madre della Provvidenza, operante sul territorio italiano, permette di scaricare questi aiuti dalle tasse, con la certezza di raggiungere in maniera completa i nostri fratelli libanesi.

Quindi l’appello e l’invito a tutti è quello di unirvi a questa gratificante iniziativa al grido di “KeraSOS a più non posso”, per risvegliare, o meglio evidenziare, quell’umanità che l’informazione pubblica dipinge defunta, ma che in realtà, per chi ha occhi per vederla e percorrerne le strade, è più viva che mai.

Un fraterno abbraccio a tutti.

Marco, volontario

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