Perchè fai il volontario in AMMP?
Mi suona il cellulare…
Sullo schermo: “Bruno Cavallo”…cosa vorrà comunicarmi il presidente?
Ed eccomi ad accettare un po’ timidamente la sua proposta di scrivere perché faccio volontariato, o meglio direi, perché sono volontario alla “MENSA D’ANGOLO”, seppur in maniera non intensiva ma (presuntuosamente) quasi continuativa dalla sua nascita…
Per esprimere la motivazione della mia presenza in questa “preziosa realtà” fortemente voluta e creata da Bruno devo necessariamente enarrarvi una premessa…
Io sono nato nel 1960 a Tripoli di Libia, una delle terre coloniali italiane del post fascismo, ultimo di tre figli, con un fratello diciassette anni più grande, ahimè intellettivamente disabile (per quella che si è poi rivelata una causa ereditaria) ed una sorella maggiore di invece sei anni.
Nel 1969 il colonnello Gheddafi decideva che la monarchia in Libia avesse concluso il suo ciclo e la presenza di popolazioni straniere, fra cui la nostra non era più gradita, quindi l’anno dopo, una valigia a testa, un baule… e via sulla nave Tirrenia destinazione campo profughi di Napoli.
Poi un anno di soggiorno in Abruzzo d’appoggio ad uno zio ed infine residenza a Torino ove mia madre aveva vinto un concorso per lavorare alle Poste.
…Ma arriviamo al nocciolo del nostro disquisire: i miei mi ebbero tardivamente (48 anni papà e quasi 40 la mamma) non cercato ma fortemente accolto e ben voluto fino all’eccesso, ebbi il privilegio di frequentare sia in terra d’Africa che poi in Italia le scuole dei Fratelli Cristiani (della tempra fortunatamente diversa da quella di Celestino…) inoltre a quattordici anni ponevo le radici del mio cammino nell’ambito dei Missionari della Consolata e a venti decisi che era ora di sporcarsi le mani e decidere da che parte stare…
Varcai le porte del Cottolengo e pensai che tutto il bene ricevuto e che continuava a cadermi addosso anche immeritatamente era ora di riversarlo a chi ne avesse bisogno.
Nel 1982 i primi contatti con il “nostro mondo” perché poco prima che nascesse l’attuale mensa di Via Andreis, verso le 20,30 (dopo aver finito servizio nei reparti) con un fratello cottolenghino, a bordo di una vecchia “bianchina” si andava a portare qualche panino ed un po’ di caffè alla prima rappresentanza di clochard torinesi che si raccoglievano intorno le nostre due stazioni ferroviarie, il capolinea dei pullman di Via Fiocchetto, Porta Palazzo.
“Barboni” per scelta, ex detenuti, qualche dimesso da ospedale psichiatrico, i primi extra comunitari arrivati in Italia, tutte persone ben conosciute dalla compianta Lia Varesio, piccola donna all’aspetto, quanto immensa nell’umanità e fondatrice dell’associazione “Bartolomeo & C” all’ora con sede all’ultimo binario di Porta Nuova.
Venendo ai giorni nostri (e per evitare di tediare già troppo il lettore) antecedentemente alla apertura di SPAZIO D’ANGOLO, nel 2013, mi riavvicinai a questi nostri fratelli facendo servizio ad una mensa in C.so Principe Oddone suggerita dall’allora Vescovo di Torino mons. Nosiglia e poi chiusa per esigenza della struttura RSA Don Orione.
In coincidenza del periodo COVID ho iniziato una lotta contro una “cattiva bestia” che attualmente sembra vinta ma da tre anni, grazie soprattutto al tempo libero regalatomi dal pensionamento ho allargato il mio raggio d’azione.
Quasi mensilmente con il Comitato CROCE ROSSA di Druento ho l’occasione di riprendere da dove ero rimasto partecipando all’attività “Unità di strada” e sempre nel mio paese di residenza sono entrato nella Conferenza di San Vincenzo per quello che purtroppo talvolta rischia di essere puro assistenzialismo e consegna dei pacchi alimentari.
È questo il punto, che sono convinto magari condivideranno alcuni altri volontari: la presa di coscienza dei miei limiti e l’impotenza di poter incidere in molti casi a dare una svolta migliorativa alla vita di questi “invisibili” della società.
Troppi fattori contribuiscono ad arrenderci (mi sia concesso il plurale) laddove esistano:
- problemi burocratici con gli enti pubblici in cui si evidenzia la nostra ignoranza davanti a leggi e regolamenti per diritti che dovrebbero acquisire (a questo proposito ben venga il centro di ascolto se serve a formarci…),
- stati di disoccupazione cronica con limiti di età che non lasciano nessuna speranza per il futuro,
- alcolismo radicato da molto tempo, con poca volontà di farsi dare una mano d’aiuto dagli enti territoriali preposti,
- assenza spesso totale dei rapporti parentelari.
A SPAZIO D’ANGOLO poi, maggiormente ora che ci è stato imposto il solo servizio a tavola, i minuti passano veloci e si ha giusto il tempo di portare loro il piatto ed augurargli buon appetito (ammesso che a qualcuno interessi parlare con noi e nel qual caso purtroppo non si sa molte volte se ci dicono il vero).
Davanti a tutti questi ed altri fattori teniamo poi un comun denominatore: la Provvidenza! a cui ci affidiamo tramite la nostra Madre Celeste.
Senza di essa non potrebbe sussistere l’operato dei volontari, con essa l’Associazione (purtroppo solo fino a due anni fa) garantiva quell’attimo di caldo clima familiare ai nostri ospiti 365 giorni l’anno e NON È POCA COSA…!